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Maranello, oggi “La signora delle camelie”: ecco la versione di Bargilli e Rigillo

Maria Teresa Vannini
Maranello, oggi “La signora delle camelie”: ecco la versione di Bargilli e Rigillo

I due attori rivelano la loro rappresentazione dello spettacolo tratto dal celebre romanzo

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MARANELLO. “La signora delle camelie”, spettacolo di prosa dall’omonimo romanzo di Dumas figlio, andrà in scena oggi alle 21 all'Auditorium Enzo Ferrari di Maranello per la Stagione 2018/2019 curata da Ater. Diretti da Matteo Tarasco, sulla scena saranno Marianella Bargilli e Ruben Rigillo nei panni di Margherita Gautier e Armando Duval. “La signora delle camelie” è un viaggio di ricerca che attraversa le aspre contraddizioni del genere umano ed esplora il linguaggio come strumento necessario e imprescindibile per restituire un’immagine del mondo vividamente controversa. . Pendolo che oscilla costantemente tra Eros e Thanatos come in una danza fatale, è una storia che non giace su una linea retta ma che ruota in un vortice che vede l’anima di Margherita trascinarsi senza scorgere alcun raggio di sole cui aggrapparsi fino a che la consapevolezza di una morte prossima fa sbocciare in lei quell’amore che fino a quel tempo aveva negato a se stessa. Abbiamo posto qualche domanda agli attori Bargilli e Rigillo.

Qual è il rapporto tra Amore e Morte che guida Margherita, il suo personaggio?

«Margherita - dice Marianella Bargilli - sa che deve morire, è una consapevolezza che porta nella sua anima e nel proprio corpo e perciò nel momento in cui arriva l’amore lei ci si avvinghia, si impossessa di questo sentimento, di questa meraviglia per poter poi salvare se stessa. E infondo è giusto, perché l’amore serve anche a questo. “L’amore ci fa stare bene, ci rende migliori” ad un certo punto dice Armando, e questo è esattamente ciò che accade al mio personaggio. Lei sa perfettamente che andrà a morire avendo vissuto una vita non versata all’amore ed è con questa consapevolezza che si dona anima e corpo a questo sentimento con una potenza che non è solo carnale ma soprattutto dell’anima. Assieme al regista Matteo Tarasco abbiamo disegnato una donna buona, un personaggio contenitore di emozioni, che si sacrifica per amore e a sua volta alla fine sacrifica anche il proprio amore per Armando».

E invece Armando come affronta tutto questo?

«Armando, il personaggio che interpreto - risponde Ruben Rigillo - non ha un vero rapporto con la morte, vive piuttosto la malattia di Margherita. Il suo amore è quello di un giovane ragazzo borghese che arriva in città, un amore travolgente per questa cortigiana, Margherita, che lui sogna di vivere in eterno. Affronterà la morte solo alla fine ma fino ad allora non riuscirà a considerarla come un ostacolo temporale al loro amore, che è pieno, completo, quasi impossibile da descrivere a parole».

A proposito di parole, che ruolo ha il linguaggio in questo spettacolo?

«È uno spettacolo di parola, punta sulla parola. Per questo la scelta di un ambiente neutro, la scenografia è semplice, quasi di servizio. Il regista ha voluto tutto questo per aderire il più possibile al linguaggio originale. Quello che tentiamo di fare è di raccontare la storia, storia che risiede principalmente nelle nostre azioni ed emozioni, per come è, con i suoi sentimenti, senza dare giudizi o altra interpretazione». —

Maria Teresa Vannini
 

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