Gazzetta di Modena

San Prospero, Rodolfo Ferrari, il grande Maestro dimenticato dalla sua città

Stefano Luppi
San Prospero, Rodolfo Ferrari, il grande Maestro dimenticato dalla sua città

Direttore d’orchestra nei principali teatri del mondo. Una statua sulla tomba a Bologna, ma a Modena nulla 

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SAN PROSPERO. Rodolfo Ferrari, modenese scomparso esattamente cent’anni fa il 10 gennaio 1919, è stato un mito della musica tra Ottocento e Novecento. Uno dei principali direttori d’orchestra di tutti i tempi, a dare retta alle poche tracce rinvenute. Peccato che, a parte sporadiche tracce come ad esempio la sua tomba alla Certosa di Bologna e pochi documenti, non se ne sappia molto nonostante abbia diretto orchestre sui podi principali del mondo. Da Venezia a Parigi, dal sudAmerica al Metropolitan di New York e naturalmente la Scala di Milano. . Lo spiega il musicista Fausto Ferrari, non parente del direttore d’orchestra che nacque nel 1864: “Ho fatto alcune ricerche - spiega Fausto - e sono rimasto molto stupito tanto che penso che la vicenda meriti di essere conosciuta e meriti anche un libro. Ferrari era figlio di genitori poverissimi e analfabeti di Staggia di San Prospero, ma arrivò appunto sui principali podi del mondo dopo essersi diplomato a Bologna. La carriera di Ferrari, infatti, è almeno paragonabile a quella di un mito come Arturo Toscanini anche se al contrario di quest’ultimo Ferrari, dopo la morte, è inspiegabilmente caduto nel dimenticatoio. Ovviamente dipende anche dal fatto che parliamo di un musicista operativo ai primi del XX secolo: nell’ottocento e primo novecento non esistevano, gli eventi negli stadi, l'amplificazione, il cinema, la televisione, non esistevano praticamente i dischi e l’unica forma d'arte visiva si rappresentava nei teatri. Le carte dimostrano che era al centro della scena mondiale, doveva essere ricco e famoso”.

Le tracce appunto sono pochissime, forse esistono solo pochi minuti di una sinfonia da lui diretta al Metropolitan nel primo decennio del secolo scorso. Ma in vita Rodolfo Ferrari era chiamato da tutti, al pari dei grandi del ‘900, prima di cadere nell’oblio. Basti pensare che, come ricordano gli esperti, il maestro Ferrari è stato un esponente fondamentale della “Giovane scuola italiana” di cui tenne a battesimo almeno venti opere tra cui L’amico Fritz di Pietro Mascagni e l’Andrea Chénier di Umberto Giordano. Il musicista modenese fu anche interprete direttivo di tante prime rappresentazioni italiane di opere straniere. Si faceva apprezzare soprattutto nel repertorio wagneriano e proprio Pietro Mascagni se ne accorse e il particolare probabilmente incise non poco visto che Ferrari già a 24 anni debuttò sul podio del Comunale di Bologna con l’opera-ballo La pellegrina di Filippo Clementi e il Faust di Charles Gounod con i cantanti notissimi Stehle, Marconi e Cotogni.

Ferrari poi andò a Roma dove diresse con molte repliche L'amico Fritz e tanto altro tra cui la Dannazione di Faust di Hector Berlioz (era il 1905) e il Crepuscolo degli dei di Richard Wagner (1906).

Ferrari inizia ad essere notissimi e le scritture piovevano copiose da parte di teatri come il San Carlo di Napoli, dove ad esempio mise in scena lavori di Leoncavallo, Bizet e Donizetti. Il successo cresceva e ben presto il maestro modenese arrivò alla Scala, dove diresse l’Andrea Chénier e al Regio di Torino dove fu sul podio per Le maschere di Mascagni.

Ma è impossibile raccontare in pillole tutta la vita professionale di questo “papà” di Arturo Toscanini e Riccardo Muti. Con la prima guerra mondiale il lavoro inevitabilmente calò anche se ben presto riprese la direzione nei teatri principali, lungamente a Buenos Aires e al Metropolitan, Berlino, Vienna, fino alla sua ultima apparizione pubblica che, come riporta l’Enciclopedia Treccani, avvenne al teatro Augusteo di Roma il primo gennaio 1919 dove diresse l’orchestra su musiche di Cherubini, Corelli, Dvorák, Sibelius e Rimskij Korsakov. Forse Modena dovrebbe celebrare la memoria di questo suo “figlio” che è arrivato a una fama musicale altissima, primo tra i tanti numeri uno della storia musicale della città. —

Stefano Luppi
 

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