Gazzetta di Modena

 

Modena, la partita a poker dove in gioco ci sono i sogni di una vita

Nicola Calicchio
Modena, la partita a poker dove in gioco ci sono i sogni di una vita

Va in scena la commedia di Patrick Marber. Una storia di aspirazioni e miserie umane

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MODENA. Cinque amici si preparano alla consueta partita di poker e, come ogni settimana, forse ancor più che nelle ultime occasioni, portano al tavolo paure, delusioni e, malgrado tutto, quasi vergognandosene, qualche tenue speranza per il futuro. . Di questo parla la dark comedy “Poker”, in scena da domani a giovedì (alle 21) al Teatro Michelangelo di Modena. I biglietti si acquistano alla cassa del teatro di via Giardini.

Il testo del 1995 di Patrick Marber, sceneggiatore britannico che non disdegna anche incursioni cinematografiche, come ad esempio in “Closer” e in “Notes on a Scandal”(candidato all’Oscar 2006) è tradotto da Carlo Sciaccaluga e messo in scena dal regista Antonio Zavatteri. Sul palcoscenico Enzo Paci, Alberto Giusta, Federico Vanni, Fabio Fiori, Daniele Maddeddu, Massimo Brizi.

Un ristorante. Il proprietario, suo figlio, due camerieri e un cuoco. Ogni domenica sera dopo la chiusura e prima del giorno di riposo, vanno nello scantinato del locale e giocano a poker tutta la notte. Questa routine viene spezzata dall'ingresso in scena, e quindi al tavolo da gioco, di un personaggio misterioso che porterà disequilibrio e curiosità e una suspense sui possibili sviluppi della partita che si giocherà.

Osservando in controluce l’ambientazione e il taglio del racconto, all’apparenza ironico e divertente ma con un retrogusto amaro, torna alla memoria l’atmosfera di “Regalo di Natale”, pellicola del 1986 di Pupi Avati candidata al Leone d’Oro (il film avrà anche un seguito, nel 2004, intitolato “La rivincita di Natale”).

I caratteri dei giocatori sono molto diversi tra loro. “Io arrivo nella fase finale dello spettacolo – spiega Enzo Paci – Uno spettacolo che, nella sua versione italiana, sta avendo un grande successo. C'è una traduzione molto bella di Carlo Sciaccaluga. Questo è il terzo allestimento in italiano ed è sempre capace di catturare il pubblico. Prima da spettatore e adesso come attore ho potuto apprezzare la bellezza di questa scrittura”.

Personaggi con identità diverse e tutto ruota intorno ad un tavolo di poker.

“Tutto ruota attorno alla miseria di questi uomini. Il poker fa da sfondo alla storia di alcuni disperati. Come spesso accade nel grande teatro, ogni situazione fa da sfondo a dei rapporti umani. Solo nel terzo atto vediamo i protagonisti giocare e al centro vi sono le situazioni di disperati con la loro vita”.

Tutti alla ricerca di una vincita che possa cambiare la vita.

“In parte, perché ognuno dei protagonisti ha un proprio obiettivo. Nel mio personaggio è quello di trovare una rivalsa nella vita. Si giocano cifre importanti, ma non tanto da cambiare una vita. Il loro tentativo di rivalsa è quello di riuscire a sopravvivere. Ognuno ha un sogno da portare avanti. Il mio è quello di aprire un ristorante, ma bisogna fare i conti con la dura realtà”.

Ognuno si misura con la delusione della sconfitta.

“Piuttosto l'accettazione della sconfitta. Ad un certo punto c'è chi vuole lasciare la partita e chi invece preferisce continuare, indipendentemente se sta vincendo o perdendo. La cosa importante è restare al tavolo fino alla fine. Nella vita bisogna imparare a perdere. Oggi quasi tutti hanno voglia di vincere, mentre sono pochi quelli disposti a perdere”.

Perché vedere questo spettacolo?

“Perché in casa potrebbe mancare la corrente e perdere l'ultima serie di Netfllix: Mettetevi le scarpe è venite a vedere il teatro live: vedere delle persone che dal vivo sembrano vere è qualcosa di straordinario che solo il teatro può dare”. —

Nicola Calicchio
 

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