Gazzetta di Modena

Danza, la stagione del Pavarotti di Modena apre con lo spettacolo “Bach Project”

Maria Vittoria Melchioni
Danza, la stagione del Pavarotti di Modena apre con lo spettacolo “Bach Project”

Il coreografo Tortelli spiega come concilia la libertà di movimento e la musica barocca

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MODENA. Aterballetto con il suo "Bach Project" apre la stagione di Modenadanza al Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Il sipario si alzerà alle 20.30 di domani, venerdì 18, dopo aver debuttato in settembre a Torino e prima di iniziare una tournée che lo porterà a Bruxelles, Verona, Piacenza, Ravenna e Parma. . Lo spettacolo è composto da quattro quadri legati tra di loro dai concetti di costruzione, cedimento, distruzione e rinascita creati sulle note di Johann Sebastian Bach dai coreografi Jirí Kylián e Diego Tortelli. Bach Project propone una tappa importante nell’esplorazione della relazione tra danza e musica, tra composizione classica e sua ricreazione contemporanea. Una nuova creazione, "Domus Aurea", è stata affidata a Diego Tortelli: il giovane coreografo che si avvale nel 2018 di un accompagnamento produttivo della Fondazione Nazionale della Danza anche su altri suoi progetti, ha coinvolto nella creazione l’artista visivo Massimo Uberti. Domus Aurea è la ‘casa perfetta’, un’utopia che Tortelli costruisce attraverso emozionanti disegni coreografici, le geometrie disegnate dai neon di Uberti e, soprattutto, il geniale contrappunto bachiano delle Suite Francesi, qui rivisitate in una trascrizione di Colombo Taccani per l’esecuzione live di Sentieri Selvaggi, affermato ensemble italiano di fama internazionale. Diego Tortelli si è formato all'Accademia Nazionale di Danza di Roma e all’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Lo abbiamo incontrato mentre era in partenza per un importante lavoro in Germania, a Monaco.

Nel suo processo di creazione della coreografia come ha fatto a conciliare la libertà di movimento con la "gabbia" della musica barocca di Bach?

«C’è una parte del lavoro di Bach - risponde - che mi attrae molto ed è l’unione tra razionale ed irrazionale. Il far convivere la fluidità del suono, che ha una libertà condizionata dalla formula matematica che produce canoni, li amplifica e li svuota ed il linguaggio del corpo, che nelle mie coreografie è fortemente influenzato dalla geometria, con il lato emotivo, le emozioni che la musica e la visione del movimento creano in ognuno di noi».

Un coreografo pensa ad un pubblico di riferimento mentre crea o no?

«L’intento è portare la danza al pubblico più vasto possibile. Se creiamo su commissione e sappiamo che abbiamo un pubblico specifico, magari molto preparato, possiamo osare un po’ di più e usare codici che spesso sentiamo etichettare come “concettuali”. Anche se io, personalmente, credo che il termine astratto “concettuale” venga privato della sua connotazione quando prende vita attraverso i movimenti dei danzatori, che sono estremamente concreti. Vorrei che ognuno degli spettatori, uscisse da teatro con una propria opinione riguardo lo spettacolo, senza regole imposte, senza dover per forza trovare un significato comune a tutti. L’emozione deve essere la componente prevalente nel pubblico, emozione che è il frutto delle sensazioni originate dall’insieme di musica, danza, luci, costumi, colori».

La serata si completa con un pezzo di Jirí Kylián del 1990, "Sarabande", una creazione dall’affascinante struttura circolare, con una capacita di muoversi tra livelli musicali ed espressivi diversi che ne evidenzia la straordinaria contemporaneità. Il contrasto generato da musica e danza da un lato e dai suoni dall’altro crea in questo balletto un luogo inebriante per le relazioni e gli istinti umani. Bach Project permette così di affermare – intorno ad una dimensione musicale – una visione intergenerazionale, aperta e curiosa della creazione coreografica.

Maria Vittoria Melchioni

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