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Il Concerto della Memoria Voce, violino ed ensemble per la “Storia di Jean e Jean”

Chiara Bazzani
Il Concerto della Memoria Voce, violino ed ensemble per la “Storia di Jean e Jean”

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MODENA  Domani sera, 19 gennaio, sarà presentato al teatro Comunale il Concerto della Memoria e del Dialogo dal titolo “Alla fine del tempo. Storia di Jean e Jean”. Inizio alle 20.30.

Lo spettacolo è coprodotto dagli Amici della Musica di Modena assieme alla Fondazione del Teatro Comunale, in collaborazione con Villa Emma e con il patrocinio della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia. In forma di melologo, per la voce narrante del musicologo e critico Guido Barbieri, la storia racconta la doppia vita di Jean: una è quella di Jean Le Boulaire, violinista francese, internato nel campo di concentramento di Görlitz, che ha legato il suo nome alla nascita di uno dei grandi capolavori della musica del Novecento, il “Quatuor pour la fin du temps” di Olivier Messiaen; l'altra è quella dell'alter ego Jean Lanier, attore, con cui cancella la sua esperienza di prigionia.

Le musiche (di J. S. Bach, Bartók, Biber, Brahms, Fauré, Haydn, Messiaen, Ysaÿe, Widmann) saranno eseguite da AdM Soundscape e dal violino solo di Francesco Senese. Il musicologo Guido Barbieri spiega il senso dello spettacolo.

La storia è talmente particolare che sembra frutto della fantasia di uno scrittore...

«Infatti, invece è vera. Io di solito lavoro sempre su storie vere che emergono da ricerche e studi. Le due vite sono perfettamente avvitate l'una nell'altra, ma anche radicalmente distinte. Domani presenteremo una colonna visiva che è molto elaborata, che sarà proiettata su un velo di tulle, che nasconde in qualche modo i musicisti, e mostra molte delle immagini legate alle varie fasi della storia che racconteremo».

Il Jean violinista si è più esibito come musicista?

«Non ha più suonato in pubblico. Il nuovo Jean si è limitato, pare, a dare qualche lezione di violino, e in un'occasione ha partecipato a uno spettacolo teatrale in cui si chiedeva agli attori di essere anche musicisti, perché era la storia di un quartetto d'archi, e raccontava le invidie e le gelosie che nascono all'interno di un quartetto per archi. Uno spettacolo comico, che in Francia è diventato popolarissimo, “Mozartement votre”, che in italiano può suonare “Mozartianamente vostro”. Negli anni 70/80 fu ripreso tante volte, e in un'occasione lo fece anche lui».

Domai lei farà la narrazione per voce recitante in terza persona?

«Sì, io farò da cronista delle vite dei due Jean. Ho cercato di conservare un equilibrio tra le due vite. Di solito tutte le storie legate alla nascita del “Quatuor” si fermano a quel giorno del '41, quando fu eseguito nel campo. A me è venuta la curiosità di capire cosa è avvenuto dopo, perché si ha sempre a che fare con la memoria del dopo e del modo in cui si fanno i conti con quell'esperienza. Come i sopravvissuti alla Shoa hanno raccontato quell'esperienza o come l'hanno cancellata. La parabola di Jean è molto rappresentativa perché è il racconto di un lungo oblio, di una radicale negazione che arriva al punto di uno sdoppiamento».

Le musiche non appartengono a musicisti contemporanei di Messiaen, a parte Bartok. È una scelta voluta?

«Sì perché altrimenti lo spettacolo sarebbe risultato troppo documentaristico e didascalico. Le scelte derivano dal fatto che la musica segue due itinerari: il primo è quello del violino solo con Francesco Senese, che sarà davanti al tulle ed eseguirà brani per violino solo. Lui rappresenta una specie di doppio del protagonista. L'ensemble suonerà negli intermezzi di scena o fra gruppi scene e quindi sono due scelte parallele che accompagnano la narrazione». —
 

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