Helena Janeczek ospite a S. Anna: «La lettura è sempre un’evasione»
La vincitrice dello Strega ha presentato “La ragazza con la Leika” ai detenuti. Con lei sul palco, a discutere del valore dei libri, anche Giordano Ventavoli
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:tempo-libero:1.30016530:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/la-scrittrice-janeczek-trta-i-detenuti-al-s-anna/108871/109478]]
MODENA. Non solo cancelli blindati. In carcere può arrivare un libro ed aprire orizzonti prima inimmaginati. È questa l’idea di base del premio letterario Sognalib(e)ro che ha trasformato per una mattinata il S. Anna in una succursale dello Strega, anche perché ospite d’onore è stata la vincitrice dell’ultima edizione del premio. Sul palco, accompagnata dal giornalista Giordano Ventavoli l’autrice de “La ragazza con la Leica”, Helena Janeczek, che ha raccontato a un centinaio di detenuti la storia di una fotografa tanto famosa negli anni ’30 quanto dimenticata subito dopo la guerra.
Grazie a “Sognalib(e)ro” le vite vissute di due miti della fotografia, Gerda Taro e Robert Capa, hanno ripreso vita davanti ai reclusi. E nell’occasione è decollato il progetto che vede coinvolti i detenuti come giurati e come autori e che si concluderà proprio a Modena, l’8 febbraio, con la proclamazione del vincitore. Voti e scritti provenienti da otto carceri di tutta Italia confluiranno nella selezione finale. Al tavolo, esaminatori pronti con penna e block notes, alcuni dei più bei nomi della letteratura italiana contemporanea, da Elena Ferrante a Walter Siti. Al loro fianco, come partner dell’iniziativa, il Ministero della Giustizia, il Comune di Modena, Bper e l’editore Giunti.
Ieri mattina, dunque, uomini e donne hanno lasciato celle e corridoi per ascoltare dalla viva voce della scrittrice, nata in Germania da una famiglia ebreo-polacca e da trent’anni in Italia, la storia di due vite straordinarie.
Gerda e Robert, così simili ai giovani di oggi che si inventano un mestiere con un piccolo computer da tavolo, erano sempre in prima fila nelle manifestazioni o nei combattimenti per catturare foto uniche da vendere ai giornali. Era l’alba dei rotocalchi illustrati e i direttori erano affamati di immagini da pubblicare per offrire ai lettori una presa diretta sulla realtà tra guerre e rivoluzioni.
I detenuti, molti dei quali seguono i corsi scolastici all’interno del S. Anna, hanno ascoltato diligentemente il racconto delle vite di due giovani passati dalla militanza politica alla persecuzione, dalla carcerazione, perché ebrei, alla fuga e alla sopravvivenza nelle strade e nelle soffitte della Parigi anni ’30. Moriranno entrambi, in pochi anni. Lei sarà straziata da un carrarmato che le passerà sopra durante la Guerra Civile in Spagna, a Brunete nel 1937; lui, ormai famoso e acclamato, salterà in aria su una mina in Vietnam nel 1954.
Libro e scrittrice hanno fatto toccare ciò che significa “letteratura d’evasione”. «È un concetto che ho imparato girando nelle carceri - ha detto tra l’altro - I libri sono uno strumento per andare oltre il luogo in cui ti trovi e oltre la tua vita, regolata da norme e situazioni imposte. Le letture consentono a tutti, anche a chi è libero, di prendersi spazi che vanno al di là della vita quotidiana».
«Da diversi anni - ha spiegato da parte sua il vicedirettore vicario di Bper, Eugenio Garavini - come banca abbiamo scelto la strada della cultura per capire meglio, assieme alle comunità di riferimento, la realtà sociale ed economica. Bene, noi crediamo che anche la lettura sia un bene sociale che contribuisce ad arricchire la società».
«Vi porto il saluto della comunità modenese - ha detto il vicesindaco Cavazza - Questa vicinanza fatta attraverso i libri è un modo per gettare un ponte con gli abitanti e sviluppare un rispetto reciproco».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
