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La strage della famiglia Milla Cinque fratelli uccisi con il gas

Giovanni Balugani
La strage della famiglia Milla Cinque fratelli uccisi con il gas

A Milano sarà realizzata una Pietra d’Inciampo  in ricordo di Ugo nato a Vignola e assassinato dai nazisti assieme ai quattro parenti 

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Nella notte tra il 13 e 14 ottobre 1943 Lea Milla si sveglia e non trova accanto a sè il marito Ugo. Non lo rivedrà mai più: poche ore prima era stato arrestato dai nazisti e sarà poi ucciso due mesi dopo nelle camere a gas del campo di concentramento ad Auschwitz, assieme al fratello Ferruccio e alle tre sorelle Laura, Lina e Amelia. Nei prossimi giorni a Milano, in via Natale Battaglia 41, a due passi da piazzale Loreto, sarà realizzata una Pietra d’Inciampo per ricordare Ugo Milla, ebreo, nato a Vignola il 4 novembre 1894. In questi giorni ne saranno posate una trentina nel capoluogo lombardo per ricordare altrettante vittime della Shoah: la prima è stata inaugurata lunedì e ricorda la morte di Alberto Segre, padre della senatrice a vita Liliana.

LO STERMINIO DEI MILLA

L’epopea della famiglia Milla è stata ricostruita dallo storico Marco Bartesaghi, che racconta come il destino beffardo abbia condotto i cinque fratelli da Modena a Verderio Superiore, in Brianza, dopo un lungo peregrinare tra il Nord e il Centro Italia. Le varie tappe dei fratelli Milla sono dovute alla professione del padre, Ernesto, nato a Modena e ufficiale del dazio. Sua moglie, Giulia Levi, era di origine ferrarese. Hanno undici figli, nati tra l’Emilia, le Marche e la Sicilia.

Ugo si sposa con Lea, da cui nell’ottobre del 1933 ha una figlia di nome Serena. Vivono per un periodo a Milano in via Battaglia, poi, sentendosi minacciati dalle leggi razziali di Mussolini, si trasferiscono a Ferrara da alcuni parenti. Ma anche qui non si sentono al sicuro e così Ugo decide di raggiungere quattro dei suoi fratelli a Verderio Superiore, dove avevano trovato alloggio, dopo essere anche loro fuggiti da Milano, presso un’azienda agricola, di proprietà della famiglia Passaquindici. La decisione di Ugo è quantomai sfortunata. Dopo 48 ore il blitz dei nazisti, che arrestano lui e il fratello Ferruccio mentre giocano a carte con i padroni dell’azienda, pure loro finiti in carcere poiché accusati di nascondere gli ebrei.

Lea e la figlia Serena si salvano e di notte fuggono, trovando riparo da un’amica e poi nella casa di cura di Carate Brianza, dove nei mesi successivi, grazie al primario Magnoni, sfuggono all’arresto. Le tre sorelle Milla - Laura, Lina e Amelia - attendono l’indomani prima di scappare a Milano, dove vengono arrestate una settimana dopo dai tedeschi: tradite dal desiderio di avere informazioni sul destino dei due fratelli, vengono scoperte e finiscono anche loro nel carcere di San Vittore, catturate dagli uomini del gerarca nazista Otto Kock, soprannominato il “cucinatore di ebrei”, per l’efficienza con cui adempie al suo macabro compito. Il 6 dicembre i cinque fratelli vengono caricati sul “convoglio numero 5” in partenza dalla stazione Centrale di Milano e diretto ad Auschwitz la mattina del 6 dicembre: di tutto il treno solo cinque persone faranno ritorno. Sei giorni di viaggio al gelo, prima dell’arrivo al campo di concentramento. Qui Ferruccio, Ugo, Laura, Lina e Amelia Milla non superano la selezione e vengono mandati verso le docce. È l’11 dicembre 1943. —

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