Modena La forza del destino, in scena il grande repertorio verdiano
L’opera al teatro Comunale di Modena con Anna Pirozzi, Mattia Denti Kiril Manolov e Luciano Ganci. Regia affidata a Italo Nunziata
MODENA. Il cartellone operistico del Comunale Pavarotti torna al grande repertorio verdiano con un nuovo allestimento de “La forza del destino”, assente a Modena da oltre dieci anni e presentata in coproduzione con i teatri di Piacenza e Reggio Emilia.
Appuntamento alle 20 del 25 gennaio e alle 15.30 di domenica 27 gennaio. La parte visiva (e regia) è firmata da Italo Nunziata, applaudito a Modena per le regie de L’Olimpiade (2003) e di Notte per me luminosa (2016). Il direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa, ascoltato a Modena ne La Wally (2017), ha diretto nel 2018 Turandot e Carmen all'Arena di Verona, Maria Stuarda alla Deutsche Oper di Berlino e La traviata alla Fenice di Venezia. Torna dopo il successo de La Wally e del Trittico (2018) al Teatro Comunale anche Anna Pirozzi, soprano di fama internazionale che subito prima e dopo la produzione modenese è interprete di Abigaille in Nabucco al Teatro San Carlo di Napoli, all'Opéra de Lyon, al Théàtre des Champs-Elysées di Parigi e alla Bayerische Staatsoper di Monaco.
Completano il cast nei ruoli principali il Marchese di Calatrava di Mattia Denti, Don Carlo di Kiril Manolov e Don Alvaro interpretato da Luciano Ganci. In buca l’Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna mentre il coro sarà quello della Fondazione Teatri di Piacenza preparato da Corrado Casati. L’azione dell’opera si svolge fra Italia e Spagna, nel 1700: il soldato indio Don Alvaro insegue l'amore della nobile Leonora e fugge dalle ire del fratello Don Carlo che la ucciderà sul punto di morte vendicando il padre.
«A differenza dei grandi eroi - spiega il regista dello spettacolo - in quest’opera troviamo l’epica dell’uomo ordinario perché eroica è ogni vita nel dibattersi nelle avversità che incontra nella sua esistenza. Una struttura drammatica di avvenimenti che trova il suo punto di forza nell’immagine di un Destino inesorabile e infallibile che sembra guidare ineluttabilmente le azioni dei personaggi, condizionandoli quasi totalmente. Insieme allo scenografo e alla costumista, postdatando l’ambientazione originaria della trama alla seconda parte dell’800, abbiamo pensato a un allestimento che ci permettesse di trasmettere immediatamente al pubblico il senso di smarrimento e di straniamento provato dai protagonisti nella loro continua lotta con il Destino. Un impianto scenografico che potesse mettere in evidenza con chiarezza le complicate vicende dei protagonisti». —.
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