Sublimi Yves Abel e Esther Yoo seducono la platea del Comunale
. Un teatro “Pavarotti” sold out ha accolto la “Nordwestdeutsche Philharmonie” e Yves Abel, direttore dal gesto sempre espressivo e dirompente d’energia, nell’esecuzione di un programma che tocca i vertici del sinfonismo e del concertismo. Si è iniziato con la “Leonore n° 3”, la più celebre e definitiva delle quattro Ouverture per il “Fidelio”. Composta secondo la forma sonata, l’Adagio iniziale offre temi che si rincorrono accennati, fino a giungere a quello che, in seguito, diverrà l’aria di Florestano, ben sottolineato da Yves Abel. Un Allegro molto dinamico e ritmato, con l’insistenza di sincopi, cambia il clima della precedente introduzione, proponendo anche un doppio squillo di tromba a significare nell’opera l’arrivo del Ministro e l’improvvisa soluzione della vicenda. Nella parte conclusiva si riascolta il tema di Florestano, che conduce poi al finale in trionfo, immagine di una libertà conquistata. Di seguito si è ascoltato il “Concerto per violino e orchestra op. 35” e sul palcoscenico è apparsa la giovane e valentissima violinista Esther Yoo. Pensato quale concerto da dedicare a Leopold Auer, e da eseguire a San Pietroburgo, fu invece proposto a Vienna, il 4 dicembre 1881 con la Filarmonica diretta da Hans Richter. Fu un fiasco, tanto che il critico musicale Eduard Hanslick parlò di un “puzzo d’acquavite scadente in un’orgia russa” riferendosi al Finale! La composizione prende spunto dal Concerto di Mendelsshon op. 64 e si articola in un “Allegro moderato”, che presenta un dialogo calibrato tra solista e orchestra. Quest’inizio sfrutta un’invenzione melodica quasi operistica e perfetta per essere elaborata. Il movimento centrale, “Andante”, è un Lied di chiara impronta tzigana, che offre al solista l’opportunità di un tenero canto, mentre il Finale, “Allegro vivacissimo”, conduce il pubblico all’applauso nell’esecuzione di un virtuosismo trascinante. Ottima l’interpretazione di Esther Yoo, dall’intenso vibrato e capace di raggiungere sonorità impalpabili. Tecnica perfetta e nell’Allegro moderato ha compiutamente assolto quell’intimismo malinconico e belliniano esposto nel primo tema, che necessita di grande maturità artistica. Dopo l’intervallo, si è giunti all’Ottava Sinfonia di Beethoven. Completata nell’estate del 1812, l’anno successivo ebbe una prima esecuzione nella residenza dell’Arciduca Rodolfo. Non fu apprezzata per il suo ritorno al linguaggio di Haydn e Mozart, giudicato quale passo indietro. Naturalmente, il tempo diede ragione a Beethoven, tanto che Stravinsky s’innamorò della leggerezza scherzosa e del gusto ritmico espresso nell’Ottava. Yves Abel e la Nordwestdeutsche Philharmonie ne hanno dato una lettura cesellata, energica ed esprimendo appieno quella serena gioiosità degli “Allegri”, così come la densità espressiva, quasi brahmsiana del “Minuetto”. Applausi scroscianti hanno suggellato una serata riuscitissima per un repertorio, sempre affascinante. —
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