Gazzetta di Modena

Modena, “I fiori del latte”, con Biagio Izzo la commedia diventa denuncia

Nicola Calicchio
Modena, “I fiori del latte”, con Biagio Izzo la commedia diventa denuncia

Lo spettacolo, in scena da domani a giovedì ruota attorno al dramma della terra dei fuochi

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MODENA. «Se un’idea non ha significato e utilità sociale non m’interessa lavorarci sopra». Molto probabilmente Eduardo Tartaglia ha colto in pieno queste parole di Eduardo De Filippo quando ha scritto “I Fiori del Latte”, spettacolo in scena al Michelangelo da domani a giovedì, alle 21. Capitanati da Biagio Izzo, per la regia di Giuseppe Miale Di Mauro, in scena sono Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Ivan Senin e Stefano Meglio. In questa commedia si riesce a ridere pur affrontando un tema tragico come quello della terra dei fuochi. La forza di questa commedia sta proprio nella capacità di affrontare un argomento così scottante mescolando divertimento e riflessione, senza cadere in facili moralismi o in giudizi banali. La storia è ambientata in un caseificio di prossima apertura che si trova in un paese inventato (Casal di sotto Scalo) in cui due cugini, Aniello e Costantino, dopo anni di sacrifici, decidono d’investire tutti i loro risparmi in un’azienda che punta a diventare un modello biologico, un’oasi ecologica dove ogni prodotto è naturale, senza additivi chimici o altre diavolerie. Purtroppo, però, alla vigilia dell’inaugurazione i due cugini scopriranno che sotto il recinto delle bufale ci sono dei bidoni sospetti che potrebbero rovinare il loro sogno.

«È uno spettacolo molto particolare e divertente - spiega Biagio Izzo - in cui si parla di problemi molto seri e tragici. La terra dei fuochi è un problema che attanaglia tutto il Sud e la gente si rivede e si riconosce in quello che raccontiamo. E lo fa con il sorriso. Forse questa è la missione dei comici: riuscire a dire delle cose forti senza fare storcere il naso a nessuno. La gente alla fine si alza in piedi per ringraziarci».

La commedia è stata scritta del 2004 e, nonostante gli anni, è cambiato poco.

«Eduardo Tartaglia, già quindici anni fa, aveva intuito la tragedia di questo fenomeno. Abbiamo adeguato un po' il testo e lo abbiamo reso ancora più forte perché, in questi anni, sono successe tante cose. Ci sono stati pentiti, gente di malaffare che ha fatto scoprire la reale gravità della terra dei fuochi. Io ho preso le frasi dette da queste persone e le ho inserite nella commedia. Abbiamo allargato il valore sociale di questo lavoro».

La commedia ha un'idea di utilità sociale che il regista ha sviluppato molto bene.

«Io sono un fan di Tartaglia e dopo tanti anni sono riuscito ad interpretare un suo testo. Mi è sempre piaciuto ed abbiamo fatto anche un film insieme. È un ragazzo giovane che ha una mente aperta e racconta cose meravigliose. Siamo in sintonia; anche io quando faccio serate da solo cerco sempre di ispirarmi alla realtà. La gente ci si rivede e magari sorride un po’».

In una intervista hai detto che il teatro non ha il compito di risolvere i problemi, ma di svegliare le coscienze.

«Io lo dico tutte le sere. Il teatro non ha mai risolto i problemi ma li può sottolineare, li può mettere in evidenza e fare ragionare e riflettere le persone».

La prima volta a Modena?

«Ci sono stato in passato con un altro spettacolo e sono stato accolto con grande affetto. Questa volta resto tre giorni e vedrò anche di visitarla. Spero che la gente venga a teatro per vedere lo spettacolo che può interessare specialmente i giovani. È una commedia che merita e sarebbe un peccato farsela scappare». —
 

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