Gazzetta di Modena

Carpi. Massini dirige Preziosi: ritratto di Van Gogh negli ultimi giorni di vita

Carpi. Massini dirige Preziosi: ritratto di Van Gogh negli ultimi giorni di vita

"Vincent Van Gogh, L’odore assordante del bianco” il titolo della piéce sul rapporto tra il grande pittore e il fratello Theo

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CARPI. Alessandro Preziosi è il protagonista dello spettacolo “Vincent Van Gogh. L'odore assordante del bianco”, scritto da Stefano Massini per la regia di Alessandro Maggi, in scena al Teatro Comunale l'1 e il 2  fennraio  alle 21 e domenica alle 16. Con Preziosi sul palco anche Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi e Vincenzo Zampa.
Sono sufficienti due nomi a suscitare attesa per “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco”. Quello di Stefano Massini, uno dei drammaturghi italiani più accreditati a livello internazionale e quello di Alessandro Preziosi, attore di talento, di cui il pubblico ha applaudito molte tappe della brillante carriera: dall’irruente Laerte interpretato giovanissimo in “Amleto” accanto a Kim Rossi Stuart, ai seduttivi e recenti Cyrano de Bergerac e Don Giovanni. Una galleria cui si aggiunge ora il profilo complesso del pittore olandese, al centro del testo di Massini che ha ottenuto il Premio Tondelli - Riccione Teatro. Il testo di Massini ritrae l’artista nella parte finale della sua dolorosa esistenza, quando è ricoverato al manicomio di Saint-Rémy de Provence. Qui riceve la visita del fratello Theo, cui è legatissimo. È Theo infatti che lo sostiene, anche economicamente, nella sua parabola d’artista e che conserva alla sua morte tutti i capolavori (Van Gogh, nella sua vita, vendette un unico quadro). Ancora oggi è la corrispondenza fra i due fratelli (pubblicata nel 1913) a rivelare agli studiosi segmenti fondamentali del pensiero dell’artista. Il confronto fra Vincent e Theo è il cuore anche di questa pièce: «Il serrato e tuttavia andante dialogo fra Van Gogh e suo fratello - anticipa il regista Alessandro Maggi - propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso. La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa fra il senso del reale e il suo esatto opposto. In una spaccatura in cui domina la sola logica della sinestesia, nella quale ogni senso è plausibilmente contenitore di altri sensi, modulandone infinite variabili». Ecco dunque il motivo per cui fin dal titolo si è invitati a pensare all’“odore” del bianco, quel bianco vuoto e assurdo che imprigiona Van Gogh nella sua stanza manicomiale. Autoritratti, sfociano in laceranti contrasti interiori, ma anche in opere dall’emozione eterna. Biglietti esauriti. —

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