Gazzetta di Modena

Modena. “Scene di libertà”, analisi di una generazione in crisi

Emanuele Carrafa
Modena. “Scene di libertà”, analisi di una generazione in crisi

Il testo del giovane autore tedesco Jan Friedrich viene rappresentato per la prima volta in Italia

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.MODENA  Il primo febbraio  alle 21 al Teatro dei Segni la compagnia livornese Pilar Ternera presenta “Scene di libertà”, nell’ambito di Trasparenze Stagione. Il testo del giovane autore tedesco Jan Friedrich viene rappresentato per la prima volta in Italia: “Scene di libertà” sono le storie intrecciate e irrisolte di 5 ventenni che cercano di affermare il loro diritto a sbagliare.

Che tipo di teatro proponete attraverso questo dramma?

«Direi un teatro scomodo - afferma il regista Francesco Cortoni - Lo spettacolo è tutt’altro che consolatorio, anzi, credo che sia un vero e proprio pugno nello stomaco. Quello che ci ha attratto verso quest’opera, che ci interessava e che interessa all’autore, è proprio trasmettere questa scarsa voglia di conforto; l’intenzione è quella di andare dritti al punto e mostrare una generazione in difficoltà senza troppa retorica. L’intensità del messaggio è amplificata dalla giovane età del drammaturgo, che aveva solo appena 22 anni quando l’ha scritta nel 2014».

Come sarà la rappresentazione scenica che porterete sul palco a Modena?

«Lo definirei uno spettacolo molto cinematografico. Anche i passaggi da una scena all’altra, dal parco all’aeroporto al cimitero, avvengono in maniera cinematografica nonostante gli attori siano sempre in scena. Il pubblico viene accolto in uno spazio suddiviso da tappeti che indicheranno le diverse ambientazioni e il pulsare della musica elettronica sarà una costante fondamentale per tutto lo spettacolo».

Quando ha iniziato a lavorare a quest’opera aveva già in mente un pubblico di riferimento?

«No, non mi sono mai concentrato su questo aspetto. Non ho mai pensato a un target, forse ero troppo occupato a lavorare sui personaggi e sul modo migliore di metterne in risalto le storie. Finora ho notato che questa messa in scena piace molto ai giovani in età scolare e agli universitari. Gli adulti hanno manifestato reazioni contrastanti, soprattutto davanti ad alcuni passaggi più “estremi”».

Come avete scelto di mettere in scena quest’opera?

«Dopo aver lavorato sul repertorio classico, ci piaceva l’idea di proporre un teatro fortemente contemporaneo, con attori sempre in scena. Ora che ho superato i quarant’anni e inizio a guardare con un certo distacco la giovinezza, mi intriga l’idea di confrontarmi con un testo che affronti tematiche che si possono declinare in chiave generazionale. Qui ci sono cinque giovani personaggi che si muovono in una Berlino tetra alla ricerca di sensazioni forti e soprattutto di libertà. Quello che cercano di dimostrare attraverso le esperienze che vivono è la libertà di poter sbagliare, di poter vivere la vita a modo proprio. Nonostante l’attualità dei temi e la giovane età dell’autore, l’impianto dell’opera è ricco di rimandi classici. Con la mia regia ho cercato di “svecchiare” questa scrittura». —


 

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