Gazzetta di Modena

Alla galleria Decò dipinti e incisioni  

Trionfo di materie e luce in opere di otto pittori e di un maestro scultore

M.F.

2 MINUTI DI LETTURA





VIGNOLA. Artisti anche di notorietà internazionale per la mostra di pittura e scultura, fino al 28 febbraio, alla galleria Decò, in via Barozzi. Ecco, infatti, Carlo Mattioli (1911-1994) e Ennio Morlotti (1910-1992), di cui sono esposte opere grafiche di qualità: di Mattioli una serigrafia a sbalzo, su tarlatana e carta, dal titolo “Lunetta”; di Morlotti una litografia raffigurante “Le rocce”.

Una costruzione a rilievo è quella di Mattioli, modenese di nascita e parmigiano di adozione, con infinite suggestioni naturalistiche in un tessuto forte di spazialità definita, dove l’albero acquista una perenne vitalità, pur nel suo isolamento. Esplodenti nei colori sono le rocce di cui il lombardo Morlotti dilata la struttura in una espansione informale, nel senso di infinità, senza che l’immagine grondante di espressione perda la sua oggettività. Inesausta è la capacità del modenese Mario Venturelli (1925 - 1999), docente all’Accademia di Bologna, di immergersi nella natura, quella di Villa Freto, dove amava il contatto con la terra, di cui sostanziava la sua pittura. E sulla tela sconvolge la materia che diventa linfa del bosco d’autunno e delle sue nature morte con farfalle o bottiglie. Sulle orme del suo maestro si pongono le composizioni di oggetti che Margherita Franchini, che dirige la galleria, concepisce, con la tempera, in un fulgore astratto, lo stesso sfolgorio che vivifica di ebbrezza i nudi femminili risolti con segni essenziali nutriti di cromie a macchie. La figura umana, stupefatta e curiosa nella sua grandezza e nel volto senza identità, domina la scena di incombenti costruzioni nelle sapienti incisioni del vignolese Domenico Simonini, dove si avverte un’atmosfera metafisica. Nella modulazione della luce, quasi segretamente accarezzata, vivono le case sul fiume, i canali, i fiori rossi e Venezia del medico savignanese Nello Marranci (1922 - 1978), rispondenti a quel clima “chiarista”, proprio degli anni 70 del secolo scorso.

Di effetti di luce che penetrano nelle campagne pugliesi e nelle nevicate si connotano le opere del vignolese Umberto Zaccaria (1931-2005) che trattengono un paesaggio di vita, di essenza e di presenza. In mostra anche sculture in bronzo (matrona romana, mucca, gatto…) di Giuseppe Graziosi che è stato un artista totale. E al mondo contadino del grande artista di Savignano (ha partecipato 19 volte alla Biennale di Venezia) si lega la garbata pittura di Andrea Magni, autore della mungitura all’interno della stalla, ma anche di un angolo di Venezia. —

M.F.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google