Caterina oggi al Forum Tra uomini e lavatrici una storia sull’amore con un bel po’ di realtà
Balivo sul palco del Monzani con il suo primo romanzo: «In Lara c’è tanto di me, della mia vita e del mio mondo»
MODENA. Ci sono amori travolgenti come una centrifuga, altri a cui bisogna fare un prelavaggio da quanto arrivano conciati male, altri che ti “cuociono” a 90 gradi, brevi ed intensi, alcuni sintetici che necessitano una carica a metà perché, se no, non funzionano. “Gli uomini sono come le lavatrici” segna l'esordio letterario di Caterina Balivo, regina del pomeriggio di Rai Uno con il suo “Vieni da Me”, che sarà presente oggi alle 17 al Bper Forum Monzani. Con lei sul palco, l'editor Beppe Cottafavi.
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Primo romanzo e prima volta a Modena. Cosa si aspetta?
«Conosco bene Carpi perché da tantissimi anni ho un rapporto di stima ed affetto con Anna Molinari che molte volte mi ha vestita con i suoi splendidi abiti Blumarine, ma sono curiosa di conoscere anche la vostra città, così piena di cose e persone degne di nota».
Il romanzo è un ironico excursus sulla vastità dei rapporti uomo-donna, raccontato in prima persona da Lara. Quanto c’è di Caterina in Lara?
«L’80 per cento è di Caterina e del suo mondo. Perché tante cose che capitano a Lara sono capitate direttamente anche a me o a persone a me vicine. Il 20% restante è pura fiction. Lara è napoletana come me, molto attaccata alla famiglia. Lavora a Roma come ufficio stampa nel mondo del cinema, io lavoravo in televisione. Poi si trasferisce a Milano, in una realtà completamente differente, proprio com'è successo a me. Solo il finale si discosta dalla realtà. Le ultime trenta pagine sono state molto difficili da scrivere, ci ho messo sei mesi e tuttora vorrei cambiarle anche se sono funzionali alla storia».
L'unica costante in questo tourbillon di eventi è la lavatrice. Perché, dice la storia, l’amore finisce, gli uomini si cambiano, ma le lavatrici buone no.
«Le lavatrici buone sono come i diamanti: per sempre. O, se non proprio come i diamanti, sono come i fidanzati: bisogna tenersele finché durano, con tutte le riparazioni di cui necessitano e qualche goccia di candeggina che cancelli le macchie dell'anima».
Dal titolo ci si potrebbe aspettare un saggio sull’universo maschile, invece è un romanzo a tinte rosa.
«Scrivere un saggio sulle tipologie di uomini che ci sono in giro sarebbe stato forse più facile, con tutti i tipi strani che si incontrano nella vita, alcuni anche peggiori di quelli che ho descritto. Un romanzo è impegnativo perché, anche se hai in testa la trama, poi ci sono meccanismi di scrittura per far funzionare tutto, che non sono così immediati. Bisogna tener conto di tanti dettagli, delle coincidenze, dei rimandi agli altri personaggi, insomma è molto complicato. Però avevo questa storia, o meglio, questo campionario di uomini da descrivere e il messaggio della solidarietà tra donne da condividere. E non volevo tenerli per me».
Perché tra tutti gli elettrodomestici proprio le lavatrici?
«Un po’ perché io ho una vera e propria ossessione per fare il bucato. Lavo e stendo, è una cosa che mi rilassa, è una cosa che facevo con mia mamma, che faccio con mio figlio. Mi riporta al mio terrazzo di casa, in Campania, quando stendevo e si affacciava mia zia e iniziavamo a chiacchierare. E un po' perché il parallelismo con gli uomini scatta sulla base della fedeltà: nulla ti è più fedele di una lavatrice o dell’uomo giusto. Basta trovare il modello che più si confà a te».
E suo marito (il finanziere e scrittore Guido Maria Brera, ndr) che modello di lavatrice è?
«Fuori commercio». —
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