Francesco Barozzi e “L’ultima notte” un film modenese alla Sala Truffaut
Il regista ha girato in un casolare di campagna la storia di Bea e del suo ritorno in famiglia
MODENA. Oggi alle 21 alla Sala Truffaut è in programma il film del modenese Francesco Barozzi “L’ultima notte”, una produzione tutta made in Modena con Beatrice Schiros nei panni della protagonista Bea, una donna che dovrà tornare a vivere con i fratelli, interpretati da Francesca Turrini e Giuseppe Sepe. È un film realizzato nelle campagne modenesi e una produzione “dal basso” e autoprodotta.
Francesco Barozzi, che dialogherà con il pubblico al termine della proiezione insieme a Giuseppe Sepe, racconta qualche curiosità in merito alla pellicola.
Chi è Bea, la protagonista del film?
«Bea è una donna in crisi che, dopo tanti anni passati in città, è costretta a tornare nella casa di famiglia, un casolare sperduto fra i campi, dove vivono ancora i due fratelli minori. La situazione appare fin da subito complicata, a causa soprattutto dell'atteggiamento schivo ed ostile di Franco, il fratello».
Lei dovrà confrontarsi con i due fratelli ed emergerà poi un terribile segreto...
«Il ritorno di Bea riesuma vecchi traumi sepolti ma mai superati. I fratelli non le perdonano di averli abbandonati, ancora piccoli, nelle mani del padre alcolizzato. Non si può sfuggire al passato ed alle proprie radici di sangue: pian piano che la verità riaffiora è sempre più chiaro che la storia si tingerà di rosso».
Schiros, Turrini, Sepe: come è stato dirigere attori del questo calibro?
«Sono tre attori molto diversi fra loro. Ognuno ha il suo metodo, ma in comune hanno sensibilità e talento, quindi non è stato un problema dirigerli. Anzi, è stato un piacere vederli dare vita a tre personaggi complessi. Di un attore mi piace innanzitutto conoscere la persona, che è lontano dal set, nella sua vita reale. Non è una macchina, deve fidarsi di te. Se riesci ad entrarci in contatto e ad avere qualcosa in comune con lui, lavorare insieme sarà sicuramente più semplice».
Il film è una produzione modenese, quali location ha scelto?
«Gran parte del film si svolge in un casolare che si trova nella campagna modenese. Il film è stato completamente autoprodotto. In una realtà provinciale come Modena, dove non c'è nessun interesse a supportare progetti artistici come questo, penso sia indispensabile. Quando non hai niente ma non vuoi rinunciare, devi essere pronto a lavorare con niente». —
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