Cento reperti alla mostra “Storie d’Egitto” E un restauro “live” per la piccola mummia
Tac ed esami Rx hanno permesso di attribuirla a un bambino di circa 3 anni vissuto tra il primo e il secondo secolo d. C.
MODENA «Grazie alla Tac e all’esame Rx che abbiamo effettuato alla Radiologia del Policlinico sul “paziente” - spiega la restauratrice Cinzia Oliva - abbiamo scoperto numerose informazioni sulla piccola mummia dei Musei civici. Si tratta di un bambino di circa tre anni, vissuto in epoca romana fra il I e il II secolo d.C., morto perché colpito probabilmente da un’infezione compatibile con la attuale meningite, oppure da una malattia autoimmune. Il processo di imbalsamazione successivo comportò la rimozione degli organi interni e nelle cavità corrispondenti abbiamo identificati tre pacchetti costituiti da bende e grani di sale circondati da resina per questo motivo non è possibile risalire all'esatta cause della morte. L'ipotesi meningite è plausibile in quanto all'interno dell'orecchio della mummjia è stata rilevata una calcificazione interna delle cocle che può essere compatibile con la meningite. Ma non è assolutamente possibile dire che sia morto per questo».
Da ieri la restauratrice è alle prese con un intervento delicato, quello appunto sulla piccola mummia, con testa staccata dal corpo e ora “sbendata”, tramite il quale i musei civici diretti da Francesca Piccinini hanno deciso di “lanciare” la riscoperta di una collezione dei musei locali, quella egizia composta da poco meno di cento pezzi. La mummia ieri era sul tavolo della restauratrice che sta eseguendo il suo intervento proprio sotto gli occhi del pubblico del museo.
«Abbiamo una serie di attrezzature - continua Oliva - che ci permettono di eseguire le operazioni di pulitura. In particolare usiamo gomma per togliere la polvere stratificata da secoli e un vaporizzatore chirurgico che emette un lieve vapore freddo perché non possiamo intervenire sul reperto con acqua e tantomeno con solventi. La prima operazione dell’intervento riguarda la pulitura, eseguita con grande cautela per riconoscere e distinguere fra il materiale antico depositato sulle fibre e quello moderno, dovuto ai prodotti dell’inquinamento o ai restauri di cent’anni fa».
Il “paziente” è adagiato su un piccolo lettino operatorio e la dottoressa sta proseguendo il suo intervenire che si concluderà entro qualche giorno con il consolidamento del bendaggio e il recupero parziale della forma originale del piccolo corpo.
Questo reperto è diventata una vera star, ma la raccolta egizia comprende anche tanto altro, come spiega la curatrice dei musei Cristiana Zanasi: «Abbiamo tre piccoli coccodrilli che giunsero al museo grazie all’astronomo Pietro Tacchini, che, recatosi in Egitto nel 1882 per osservare un'eclissi di sole, ricevette in dono alcuni reperti che spedì a Modena. Dopo gli ultimi doni degli eredi di Tacchini, nel 1906, la raccolta non è più stata incrementata, ma grazie a questi reperti - soprattutto statuette, scarabei devozionali, vasi canopi, amuleti, bronzetti, terracotte - possiamo comprendere meglio la lunga storia egizia». Per il vicesindaco Gianpietro Cavazza si tratta di «una importante operazione di conoscenza, un approfondimento scientifico tramite tecnologie avanzate». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
