I segreti di Stromboli Studio modenese rivela tre tsunami in epoca medievale
Originati dal vulcano si succedettero dal 1343 fino al 1456 Causarono devastazione, morte e l’abbandono dell’isola
. «Oggi, finalmente, abbiamo dati certi di quel che accadde nell’isola di Stromboli, nelle Eolie siciliane, al tempo dell’eruzione del vulcano, e del terribile tsunami che ne seguì, di cui parla Petrarca in una lettera da Napoli del 1343». È soddisfatta la modenese Sara Levi, archeologa e docente presso il Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche di Unimore, nonchè direttore da dieci anni degli scavi curati dall’ateneo a Stromboli, che hanno permesso di giungere ad un’importante scoperta. «Siamo stati molto fortunati in questa occasione - spiega Levi - perché abbiamo avuto la possibilità di scattare una fotografia storica molto nitida di quel che accadde da quel 1343 e fino alla metà del secolo seguente. Proprio da qui, infatti, si generarono tre maremoti che colpirono l’intero sud dell’Italia».
Andiamo con ordine e partiamo dalla novità emersa dalla ricerca, fatta sulla spiaggia dell’isola, coordinata dalla nostra università con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l’Istituto di studi del Mediterraneo del Cnr, la City University of New York, l’American numismatic society e l’associazione Preistoria.
«La ricerca - continua Levi - l’abbiamo condotta tutti insieme attraverso un lavoro multidisciplinare tra vulcanologi ed archeologi e si è svolta attraverso uno scavo sulla spiaggia i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Scientific Reports-Nature. Che Stromboli fosse in grado di produrre piccoli maremoti lo sapevamo già, ma in questa occasione, per la prima volta, abbiamo provato come il vulcano, nel XIV e poi nel XV secolo, sia stato in grado di produrre anche tsunami tanto devastanti da raggiungere coste lontane».
Quali sono le prove?
«Tutto nasce da un cedimento del fianco nord occidentale del vulcano di Stromboli, i cui effetti furono la scomparsa dell’uomo dall’isola, che pure, anche se con andamenti demografici altalenanti, era abitata dal quarto millennio avanti Cristo. Ma non solo. Il vulcano provocò, infatti, tre violentissimi maremoti nel 1343, nel 1392 e nel 1456».
Cosa avete trovato a conferma di tutto questo?
«Sulla spiaggia, realizzando tre trincee stratigrafiche lunghe una ottantina di metri e profonde due, abbiamo individuato numerosi grossi ciottoli portati sulla costa dall’alta marea. Resti che è stato possibile datare grazie a tracce di carbone presenti nel sottosuolo. Abbiamo realizzato numerose analisi dei materiali attraverso il metodo del carbonio 14 e possiamo dire, inequivocabilmente, che gli tsunami causati dal vulcano provocarono l’abbandono dell’isola».
Come fate a dirlo?
«Già da molto tempo Unimore, con il suo personale, per due mesi ogni anno, ha scavato e analizzato un’area a cinquanta metri sul livello del mare nella zona di San Vincenzo. Qui, nel 2015, scoprimmo un piccolo nucleo di abitazioni e di tombe attorno a una chiesetta che rappresenta il primo esempio di attività umana medievale a Stromboli».
Cosa c’entra con vulcano e tsunami?
«La piccola chiesa, che possiamo datare precisamente con la termoluminescenza grazie al materiale con cui sono realizzate le tegole, cadde proprio dopo questo terribile evento naturale. Lo dicono anche le tombe della stessa epoca dove sono presenti monete, quindi oggetti databili con precisione. A seguito degli eventi vennero seppelliti i morti e poi, visto che la chiesa non c’era più, gli ultimi uomini se ne andarono. E Stromboli è tornata ad essere abitata stabilmente solo da inizio ‘700».
Perché è importante tutto ciò?
«A inizio del 300 l’isola, appunto abitata ancora per poco, era un fondamentale crocevia per i passaggi marittimi tra le coste italiane, spagnole e greche. C’era molto via vai di navi perché, non dimentichiamo, che si era anche nel periodo delle Crociate. Ma tutto finì con gli tsunami”.
Dunque si può dire che tutto è collegato?
«Esatto, a me piace dire: questo è un posto estremamente difficile dal punto di vista naturale, ma qui la geografia provoca la storia ed è importante viverci. È un posto bellissimo e gli uomini sono sempre tornati, fin dall’età del Bronzo». —
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