Gazzetta di Modena

stagione di prosa 

Il dramma di Andrew Bovel “lacasadargilla” fa centro

Andrea Marcheselli
Il dramma di Andrew Bovel “lacasadargilla” fa centro

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. Andrew Bovell è uno scrittore australiano di successo, prestigioso sceneggiatore cinematografico (tra i suoi film, “La spia”, tratto dal romanzo di Le Carré) ma soprattutto pluripremiato drammaturgo fin qui non rappresentato in Europa quanto invece, probabilmente, meriterebbe. Ci ha pensato “lacasadargilla”, con la regista Lisa Ferlazzo Natoli, a mettere in scena un suo testo, “When the rain stops falling” - in coproduzione con ERT, Teatro di Roma e Fondazione Teatro Due - fino a questo pomeriggio alle 15.30 allo Storchi. Descrive la storia, decisamente tragica, di quattro generazioni di un paio famiglie che, nell’arco di poco meno di un secolo, si intrecciano, in modo quasi diabolico, in una serie di coincidenze che lascerebbe supporre un disegno superiore. Il racconto, peraltro, si snoda accavallandone i momenti avanti e indietro nel tempo, in modo tale da lasciar cogliere nella misura più completa le corrispondenze, le reiterazioni di fatti, situazioni e personaggi, che troviamo collocati negli anni Sessanta, Ottanta, 2013 e 2039 e che uniscono i poli opposti della Terra, Gran Bretagna e Australia. In tal modo si trasmette la sensazione che possa esistere una eredità biologica anche per quanto riguarda i comportamenti e le scelte di vita. Il testo è molto particolare: è fatto in modo che allo spettatore, dopo un iniziale smarrimento, si svelino i molteplici collegamenti fra uomini ed epoche, in un crescendo di tensione che trascina dentro la storia. Bravissima Lisa Ferlazzo Natoli ad organizzare un allestimento decisamente complesso, in cui ogni attimo, ogni gesto, ogni luce ed ogni buio devono essere calibrati al centesimo di secondo, pena il rischio di non rendere più comprensibile lo svolgersi della trama. Molto bravi pure gli interpreti, ma è l’operazione nel suo complesso che convince appieno. Intanto perché propone un’idea originale di teatro, cosa tutt’altro che banale, poi perché permette di scoprire un autore davvero interessante, e ancora perché alla fine lascia addosso una strana inquietudine che costringe a tornare a riflettere su quanto visto. Un cenno meritano pure le scene disegnate da Carlo Sala assieme alle luci di Luigi Biondi, che con nulla evocano ambienti distantissimi nel tempo e nello spazio: semplicemente con due scheletri di tavolo, qualche sedia, una cucina economica e un attaccapanni, sufficienti a far rivivere le più differenti realtà. —

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