Il nuovo “Andrea Chénier” promosso con lode
. “Andrea Chénier” è un’opera rivoluzionaria, nata in una Milano di fine ‘800, divisa tra le prime ambizioni della piccola borghesia e le spinte dell’imprenditoria ad aprirsi verso l’Europa. Il libretto, di Illica, racconta la “Rivoluzione Francese” nel suo aspetto più crudele: il “Terrore”. Protagonista è Andrea Chénier, poeta realmente esistito e sostenitore della Rivoluzione, finché per le sue posizioni sempre più critiche verso il “Comitato di Salute Pubblica”, fu ghigliottinato. Nata anche da un’attenta lettura della “Histoire de la sociéte francaise pendant la Revolution” di Edmond & Jules de Goncourt, l’opera presenta, col tratto tipico del “Verismo”, il cambiamento tra due epoche: la caduta dell’Ancien Regime e la nascita del “Secolo dei Lumi”. Ma veniamo al nuovo allestimento modenese realizzato con i teatri di Piacenza, Reggio, Ravenna e Parma e l’Opéra de Toulon. L’allestimento è parso il più ricco e riuscito della Stagione. Il Maestro Aldo Sisillo, sul podio dell’Orchestra Regionale, ha condotto con professionalità e buon gusto il melodramma di Giordano. Le scene di Justin Arienti hanno ben rappresentato il crescendo drammatico dell’opera con, sostanzialmente, un’unica scena. In essa si sono mossi con naturalezza e cura della gestualità i solisti, abbigliati secondo tradizione da Edoardo Russo, e le masse ottimamente disposte, grazie alla regia di Nicola Berloffa. Con una scelta di colori caldi e contrastati alla Jacques-Louis David sono state disposte le luci da Valerio Tiberi. Per quanto riguarda il cast vocale Martin Muehle (Andrea Chénier) ha ottenuto il plauso per l’esecuzione di “Un dì, all’azzurro spazio”, e naturalmente, per la romanza “Sì, fui soldato“ e, soprattutto, per il duetto finale con Maddalena “Vicino a te s’acqueta”. Saioa Hernàndez ha saputo esprimere l’ampio e diversificato ventaglio emotivo di Maddalena di Coigny, nell’interpretazione delle romanze “Eravate possente”, nel duetto del IV quadro e, soprat-tutto, ne “La mamma morta”: magnifica e struggente che ha suscitato una ovazione. Con credibilità di personaggio e voce spiccante nel registro medio acuito, Claudio Sgura ha interpretato dapprima il sentimento rancoroso e poi quello pentito di Carlo Gérard nelle arie “Son sessant’anni” e “Nemico della Patria?”; di ottimo livello il resto del cast vocale. Come sempre, ben preparato dal Maestro Stefano Colò il “Coro Lirico Terre Verdiane - Fondazione Teatro Comunale di Modena”. —
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