Modena, in scena “Regalo di Natale”: una commedia amara sull’amicizia e le illusioni
Da domani a giovedì, alle 21 uno tra i più bei film di Pupi Avati arriva a teatro, grazie all’adattamento di Sergio Pierattini
MODENA. «Se il poker è lo specchio della vita, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi di fronte generano immagini. Infinite». Lo afferma il regista Marcello Cotugno a proposito dello spettacolo “Regalo di Natale”, in scena al Michelangelo da domani a giovedì, alle 21. Lucido, amaro e avvincente, “Regalo di Natale” è uno tra i più bei film di Pupi Avati ed arriva a teatro, grazie all’adattamento di Sergio Pierattini, con Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase. Quattro amici di vecchia data - Lele, Ugo, Stefano e Franco - si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro anche un misterioso avvocato. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Ma i rapporti tra i personaggi, specialmente tra Franco e Ugo sono tesi: l’amicizia è compromessa. E la partita si rivela tutt’altro che amichevole.. «Sul tavolo non ci sono solo i soldi ma c'è anche il bilancio della vita di ognuno - spiega Gigio Alberti, uno dei protagonisti della commedia - Il fatto poi di scegliere la notte di Natale per una partita a poker dà l'idea di come sono ridotti i giocatori. La situazione familiare che hanno dietro non è eccezionale. Si tratta di individui che erano amici anni prima ma poi le loro vite non sono andate come volevano. Nel corso della serata la frustrazione dei protagonisti pian piano esce fuori. Tutti abbinano a questa serata la possibilità di beccare un “pollo” per ricostruire la propria vita».
Alla fine sarà una confitta per tutti?
«È così. Il film di Pupi Avati ha un finale devastante mentre nella commedia c'è stata una riscrittura di Sergio Pierattini che attualizzato la storia, anche se il finale è molto amaro. La serata alla fine rovina i rapporti che si erano instaurati in gioventù. I cadaveri che ognuno ha nell'armadio vengono fuori nel corso della serata».
Il film è ambientato negli Anni '80 mentre l'adattamento della commedia è del 2008, quando la crisi economica si è impadronita dell'Europa.
«Dal 2008 non è che abbiamo fatto passi avanti, tanto è vero che non siamo riusciti a venire fuori dalla crisi e le prospettive per i prossimi anni non sono rosee. Molti si affidano al gioco per cercare di cambiare la propria vita, come i giocatori della commedia».
La parabola di “Regalo di Natale” è il trionfo del singolo sul collettivo?
«Il collettivo in questo caso non riesce a salvare nessuno. È' un'illusione che hanno i protagonisti. Tutti noi ricordiamo i momenti di quando eravamo più giovani, quando si riusciva a stare insieme e c'erano meno problemi. Il tempo che è passato non ha lenito i dolori ma, anzi, li ha acuiti. La frustrazione ti porta a non accettare la situazione in cui sei».
I soldi facili sono la chimera della società di oggi?
«Certo. Se nella commedia è una questione di soldi, ma anche l'illusione di fermare il tempo, nella società attuale le cose sembrano praticamente identiche». —
N.C.
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