Gazzetta di Modena

Moda, gioielli e belle dame I duchi d’Este alla conquista della corte del Re Sole

Stefano Luppi
Moda, gioielli e belle dame I duchi d’Este alla conquista della corte del Re Sole

“Parigi e Modena nel Grand Siècle” è l’interessante volume di Simone Sirocchi  su un singolare aspetto della diplomazia negli anni di splendore degli Estensi

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. «La moda? È sempre stata uno strumento politico - spiega lo storico dell’arte Simone Sirocchi, autore del volume “Parigi e Modena nel Grand Siècle” - e la corte modenese per mantenere e approfondire i contatti con la corte francese del Re Sole utilizzava abiti e preziosi. In molte occasioni, tra la corte parigina di Luigi XIV e quella dei duchi di Modena, giravano disegni di gioielli di gusto francese. Talvolta addirittura i ritratti delle giovani pretendenti che aspiravano ad entrare alla corte reale, venivano spediti in Francia “svestiti” ed erano poi completati oltralpe secondo i gusti del monarca».

Sirocchi, assegnista di ricerca a Unimore, nel suo recente volume che ha per sottotitolo “Gli artisti francesi alla corte di Francesco I e Alfonso IV d’Este” (Edizioni Università di Trieste, 332 pagine, 28 euro) indaga le relazioni diplomatiche che si instaurarono tra i due stati negli anni dei due duchi modenesi tra i più importanti della storia.

Sono tantissime le informazioni inedite che lo studioso ha ritrovato, con una ricerca di quattro anni all’Archivio di Stato di corso Cavour, a partire dai segreti della diplomazia che allora aveva un ruolo davvero cruciale. «Analizzando soprattutto il fondo ambasciatori in archivio - continua Sirocchi - scopriamo tanti segreti e capiamo meglio l’evidente influenza francese che divenne centralissima nella politica di Francesco I, dal 1610 al 1658 e del figlio Alfonso dal 1634 al 1662. Emergono due figure piuttosto inedite, finora, come il poeta e funzionario Girolamo Graziani, stipendiato sia dagli Este che da Luigi XIV, che soprattutto l’abate Ercole Manzieri “residente” di Francesco I a Parigi dal 1650. E tra le prove degli stretti rapporti tra Modena e Francia ci sono i lunghi anni di lavoro alla Galleria di Bacco di Sassuolo e alla scomparsa villa delle Pentetorri di Modena, entrambe affrescate dal francese Jan Boulanger».

Quel che emerge da queste antiche carte è appunto il sorprendente interscambio che esisteva tra lo stato di Modena e la Francia, frutto di relazioni continue e decisive per le sorti del piccolo ducato emiliano. «Ci sono alcuni noti episodi che provano lo stretto legame con la Francia, nel ‘600 uno dei centri del mondo. Nel 1659 l’ingegnere ducale Gaspare Vigarani viene chiamato dal Re Sole a progettare l’importante Salle des Machines sulla falsariga del Teatro Ducale di Modena. Successivamente suo figlio Carlo Vigarani per vent’anni si occuperà delle feste e delle scenografie teatrali per la corte di Luigi. Non solo, quando il celebre Lorenzo Bernini nel 1665 viene ospitato a Parigi il re francese ha già saputo dello straordinario ritratto scultoreo di Francesco I oggi alla Galleria Estense».

Sirocchi nel suo libro ricorda che «a inizio ‘600, come facevano tutti gli stati, Modena passa dalla influenza spagnola a quella francese e, a un certo punto, serviva qualcuno che tutelasse gli interessi degli Este in terra di Francia. Ricordiamo che oltralpe il cardinale Rinaldo d’Este aveva tre abbazie con terreni che fruttavano tasse ma da riscuotere. E sopratutto che era oltremodo utile legare i propri destini a una corte così importante. Ecco appunto che, con il fine di giungere a celebrare matrimoni, si utilizzavano la moda, gli abiti, i gioielli per invogliare il re e i suoi alti dignitari a sposare ragazze estensi. In tantissimi casi abbiamo la prova che le pietre preziose modenesi giungevano a Parigi dove venivano posizionate su montature moderne e utilizzate per regali. Le dicevo anche dei ritratti delle dame, un altro strumento importantissimo per la politica di unione degli Stati attraverso il matrimonio: in Francia si facevano mandare da Modena i dipinti da completare secondo il gusto dei regnanti. Addirittura i pittori della corte aggiungevano i gioielli secondo il gusto imperante a Parigi». —



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