Gazzetta di Modena

Modena vista da Luigi Ghirri entra al museo Jeu de Paume

Michele Fuoco
Modena vista da Luigi Ghirri entra al museo Jeu de Paume

Nella prestigiosa sede francese immagini scattate dal fotografo negli anni ‘70

3 MINUTI DI LETTURA







. Sulle immagini scattate negli anni Settanta si concentra la mostra di Luigi Ghirri (1943 - 1992) al Museo Jeu de Paume che si è fatto custode delle opere degli Impressionisti trasferite, nel 1986, al Musée d’Orsay, progettato da Gae Aulenti, l’architetto a cui si deve il progetto di trasformazione dell’Ex Ospedale S. Agostino in centro culturale che, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, purtroppo non è stato ancora realizzato. Le Jeu de Paume, diventato negli anni Novanta spazio per l’arte moderna e contemporanea, viene dedicato dal 2004 solo alla fotografia e alla videoart. In questo tempio non poteva non essere accolta la fotografia di Ghirri nella mostra “Cartes et territoires”, cioè mappe e territori, strutturata in quindici sezioni: dalle case e giardini di Modena alle immagini pubblicitarie, dai parchi di divertimento ai dettagli cartografici degli atlanti.

Ma perché Modena? Ghirri, reggiano di nascita, si è formato e ha lavorato nel territorio modenese: nel 1946 è con la famiglia a Braida di Sassuolo e trasloca verso la fine degli anni Cinquanta a Modena, dove studia come geometria e si diploma nel 1962, per poi lavorare presso l’ufficio tecnico di un importante imprenditore immobiliare. Dai viaggi in Europa porta a casa centinaia di diapositive, Il clima modenese, con artisti del tempo (Parmiggiani, Franco Vaccari, Della Casa, Cremaschi, Guerzoni…) gli consente una fotografia capace di documentare alcune performances. Particolare è l’amicizia con Guerzoni con cui condivide l’indagine su un paesaggio di aie, case abbandonate, ruderi, edifici industriali e cantieri, con una perlustrazione da cima a fondo, più o meno quotidianamente. E Vaccari presenta, nel 1972, la prima mostra di Ghirri al “Sette Arti Club” di Modena, sostenendo che “Il mondo che ci fa vedere è un mondo dove ogni più piccolo spazio è stato colonizzato e sottoposto a un controllo estetico totale”.

Modena, Reggio Emilia e l’Emilia Romagna con i loro cambiamenti paesaggistici si pongono all’attenzione di Ghirri che è uno dei primi ad usare il colore in Europa. A lui interessano “l’architettura effimera, il mondo delle province, gli oggetti considerati di cattivo gusto, kitsch, gli oggetti carichi di desideri, sogni, ricordi collettivi, finestre, specchi, stelle, palme, atlanti, globi, libri, musei e persone viste attraverso le immagini”. Legata a Modena è la serie di 22 foto “Colazione sull’erba”, dove lo sguardo diretto e il metodo di ripresa frontale, praticati in modo quasi distaccato, tendono a mettere in luce la triste periferia cittadina, caratterizzata da uno strano intreccio tra una rigida architettura e una natura artefatta, come un ripetitivo cliché di tante villette e condomini.

In questa grande retrospettiva di 300 immagini troviamo fotografie di pagine di atlanti (Atlante, 1973), i paesaggi dell’Italia provinciale (Italia Ailati, Vedute), cieli (Infinito), persone e oggetti dell’esistenza quotidiana, temi della pubblicazione nel 1978 del libro Kodachrome, e della mostra Vera Fotografia, nel 1979, all’Università di Parma. Nella fotografia Ghirri vede “un grande giocattolo magico che riesce a coniugare il grande e il piccolo, le illusioni e la realtà, la nostra adulta consapevolezza e il fiabesco mondo dell’infanzia”. La rassegna itinerante, fino al 2 giugno, a cura di James Lingwood, è stata realizzata in collaborazione anche con Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, e il Museum Folkwang, Essen, dove ha fatto tappa, prima di arrivare al Jeu di Paume. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google