Baldon: «Una mostra in tre sedi con tanti inediti e scambi d’autore»
Due le sezioni della mostra: la personale che analizza la produzione dal 1961 al 2017 e la selezione del Fondo Fontana da Giacomelli a Salgado
modena. «Le fotografie di Fontana - spiega Diana Baldon, curatrice della mostra e direttrice di FMAV, che ha inglobato Galleria Civica, Museo della Figurina e Fondazione Fotografia - sono state spesso associate alla pittura astratta, ossia ai movimenti artistici d’avanguardia del Novecento per i quali colore e linee geometriche sono elementi centrali per dissimulare la rappresentazione della realtà. L’innovazione di Fontana è proprio aver seguito questo linguaggio espressivo nel campo della fotografia, negli anni Sessanta quando l’approccio alla fotografia documentaria a colori non era consuetudine». La curatrice riassume in pochi termini il “cuore” dell’arte di Fontana, sviscerato nella mostra “Sintesi” e composto da trenta opere in grande formato, molte delle quali inedite, realizzate tra il 1961 e il 2017. Baldon riassume i contenuti di quanto il pubblico vedrà a Palazzo Santa Margherita, alla Vigarani e al MATA: «Nella mostra ci concentriamo sui lavori che costituiscono la vera cifra espressiva di Fontana: in particolare paesaggi urbanizzati e architetture che conducono il visitatore lungo un percorso da Modena a Cuba, alla Cina, agli Stati Uniti, al Kuwait. Si vedrà come, fin dagli esordi, il modenese si è dedicato alla ricerca sull’immagine fotografica attraverso audaci composizioni geometriche e superfici astratte. Estrema attenzione alle forme, mentre nelle sue immagini la figura umana è quasi sempre assente o rappresentata da lontano».
Fontana è stato protagonista di centinaia di rassegne e le sue opere sono nelle collezioni di molti musei tra cui la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Pushkin Museum di Mosca, il Metropolitan Museum di Tokyo, il Victoria & Albert Museum di Londra. Oltre a ciò, e le opere arrivano da qui, c’è l’archivio dello stesso artista, composto da migliaia di immagini: «È un nucleo enorme - continua Baldon - e abbiamo faticato non poco a scegliere le opere da esporre. Abbiamo deciso di slegarci dallo stile più noto di Fontana, focalizzandoci sui lavori di ambienti urbani e costruiti, dove l’architettura è predominante. La simbiosi tra fotografia e architettura non era mai esplorata nell’opera di Fontana da questa prospettiva». La direttrice vuole mantenere un po’ di attesa: «Per la prima volta le immagini avranno un formato molto grande e, avendo a che fare con negativi, abbiamo pulito e restaurato il patrimonio scelto. All’inizio del percorso abbiamo una foto del 1961 della riviera adriatica che dialoga benissimo con il nucleo di Cuba del 2017, a dimostrare l’estrema coerenza dello stile di Fontana spesso caratterizzato da griglie, scorci di mura, geometrie puntuali. Per me, storica dell’arte, lavorare con Fontana è stata un’esperienza molto bella. Ho spesso raffrontato le sue opere a quelle di autori come Kazimir Malevic, Piet Mondrian, artisti della Pop Art americana».
Infine, è stata data attenzione alla donazione del Fondo Fontana al Comune, riesposta attraverso una selezione realizzata con lo stesso fotografo: “Al MATA - Ex Manifattura Tabacchi - conclude Baldon - proponiamo oltre centoventi fotografie da una collezione che inizia a metà degli anni Settanta. Lungo il percorso si troveranno molti tra i nomi più significativi della fotografia italiana e internazionale, da Giacomelli a Ghirri e Berengo Gardin, da Newman a Koudelka e Salgado”. —
S.L.
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