Spira Mirabilis e Bartok Magistrale esecuzione di un’opera “complicata”
Spira Mirabilis ha offerto a Formigine, un’eccellente interpretazione della Musica per Archi Percussioni e Celesta di Bela Bartok, uno dei capolavori del novecento, raramente eseguito per le difficoltà interpretative ed esecutive.
Nove anni fa la Spira affrontò quest’opera per la prima volta. In questi nove anni ogni musicista della Spira ha analizzato, studiato, provato questa musica, cercando di capire l’essenza della sua complessità che la rende quasi impenetrabile. L’intenso studio della Spira nei giorni precedenti il concerto ha portato a questa esecuzione straordinaria.
Bartok non compose sinfonie, grandi opere o oratori. Il suo genio si esprime nella musica per pianoforte e nella musica da camera. Egli rivoluzionò la tecnica qualitativa della scrittura musicale alla ricerca di sonorità percussive non armoniche. Nella Musica per Archi Percussioni e Celesta, Bartok raggiunge il culmine della sua tecnica compositiva, una tecnica che si rifà comunque ai principi fondamentali della grammatica della musica, come il contrappunto. Infatti il primo movimento si sviluppa secondo i principi rigorosi della fuga, come scrive lo stesso Bartok nel commento introduttivo alla partitura del 1937. Idem per il secondo movimento che si presenta in forma sonata, variando il tema del primo movimento.
È noto che Bartok spese molto tempo nelle campagne ungheresi alla ricerca di motivi popolari che poi trascrisse e inserì nelle sue composizioni. Di questo troviamo chiara traccia nella dinamica energia del secondo movimento dell’opera. Tutto questo si esprime innanzitutto grazie all’organico strumentale che è importante conoscere: archi in due gruppi, tamburo piccolo senza corda, tamburo piccolo con corda, piatti, tam tam, gran cassa, timpani, xilofono, celesta, arpa e pianoforte. Nessun fiato.
La celesta è uno strumento il cui aspetto è simile a quello di un armonium. Il suono viene prodotto da alcune lamelle di metallo sospese tramite un sistema di martelletti comandati da una tastiera. Produce un suono ovattato, dolce e chiaro, privo di armonici.
Gli archi sono divisi in due gruppi contrapposti con gli altri strumenti nel mezzo, per creare, a volte, un dialogo armonico o un dialogo in contrasto, e per sviluppare il principio della “spazialità” del suono. Tutto questo porta a dinamiche sonore non comuni che colpiscono, affascinano o disorientano l’ascoltatore, come è apparso dall’incontro dei musicisti col pubblico alla fine del concerto.
L’esecuzione ha espresso chiaramente tutti i contrasti dinamici, le sonorità delle percussioni, gli aspetti melodici e il dialogo delle due orchestre d’archi della composizione. Ma il progetto della Spira non si ferma qui.
Dopo il concerto i musicisti sono partiti per Budapest per incontrare due dei maggiori conoscitori della musica di Bartok, il direttore d’orchestra Ivan Fischer e il pianista Ferenc Rados. Il pubblico modenese li aspetta alla prossima esecuzione di questa musica di Bartok. —
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