Gazzetta di Modena

 

Modena, Cabrera Montejo: l’arte racconta storie di Cuna e varia umanità

Michele Fuoco
Modena, Cabrera Montejo: l’arte racconta storie di Cuna e varia umanità

Alla galleria Mazzoli prima mostra in Europa del giovane talento che vive a New York

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MODENA. Differenti le direzioni esplorative in cui si muove Ariel Cabrera Montejo con la sua pittura presentata alla galleria Mazzoli, in via Nazario Sauro. Le opere parlano attraverso le azioni dell’uomo, la storia di Cuba, dove l’artista è nato, le vicende individuali, in scene dove si intrecciano frammenti di vita di distanza anche temporale. Ammirevole la capacità del trentaseienne artista, che vive a New York, di concepire l’opera nell’articolarsi di elementi interni che avverano esperienze culturali e quotidiane, con figure di varia umanità, in una visione simultanea delle loro azioni disposte in diversi punti dello spazio delle grandi tele. Montejo elabora una tensione iconografica di particolari, segnici e cromatici, che fanno intravedere sorprendenti possibilità di lettura, innescando una curiosità crescente nell’osservatore a cui pare affidare la capacità di ricostruzione di collegamenti illuminanti, nel meditare le opere nella loro specificità e nel quadro di rapporti delle diverse realtà che esse raffigurano.

La qualità della pittura si afferma in un linguaggio che sa trovare molteplici nessi in un sistema di frammenti di fatti, di eventi, di memorie culturali, di contaminazioni con la fotografia, con il cinema, tanto che Montejo confessa a Chiara Ianeselli, autrice del testo critico in catalogo (ci sono pure poesie di Richard Milazzo ispirate al lavoro del cubano), che “sebbene non abbia mai fatto riferimento a un evento storico in particolare, la mia pittura propone il tema degli scenari storici come “mise-en-scène”, miste, multi-temporali. Ad esempio, il ruolo che la fotografia ha avuto nell’arte grafica, nel giornalismo, nella pubblicità, nelle relazioni storiche tra Cuba e gli Stati Uniti, in particolare nei processi di formazione di Cuba come nazione”. La rappresentazione è sempre composita. E tutto si fa spettacolo, con cinema, teatri, dove anche gli spettatori diventano personaggi. La creazione dell’opera si trama della presenza di soldati, gendarmi, ballerine, acrobati, rivoluzionari, schiavi che assumono configurazioni dinamiche e fantastiche in luoghi diversi, con continue variazioni inattese e un azzardo incomparabile di numerosi brandelli di esistenza.

Il talentuoso artista, che rapporta il suo lavoro con la storia dell’arte, consegue la piena maestria nel disegno con un tratto di una sicurezza sorprendente. E ciò accade anche nell’acquarello con cui dà vita a scene erotiche, con una trama di immagini di scandita articolazione spaziale, spingendosi senza falsi pudori a rappresentare creature di passione amorosa e godimento di sensi, con una sazietà di colori chiari che rendono appieno le dinamiche delle forme del corpo, le risorse fisiche e intime. La mostra di Montejo, prima in Europa, resterà aperta fino al 6 aprile. Chiusura nei giorni festivi. —
 

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