Gazzetta di Modena

Modena, arte e fotografia, con Jodice le “macchine per la visione”

Stefano Luppi
Modena, arte e fotografia, con Jodice le “macchine per la visione”

L’artista sarà per tre giorni a Modena per il laboratorio sull’immagine «Impareremo come si utilizza lo “sguardo laterale”». Gli altri corsi in programma

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MODENA. Nell’ambito dei laboratori di alta formazione organizzati dalla Fondazione Modena Arti Visive (Fmav), comprendenti nomi come Mario Cresci, Franco Fontana, Mustafa Sabbagh, dall’8 al 10 marzo sarà la volta di Francesco Jodice con il corso intitolato “La pratica dell’arte come poetica civile”.

Francesco, figlio del grande fotografo Mimmo Jodice, nasce a Napoli nel 1967 e si laurea in architettura prima di iniziate l’attività artistica nel 1995. Dalle sue prime ricerche si concentra sull’analisi dei nuovi rapporti fra comportamento sociale e paesaggio urbano in diversi ambiti geografici, esperienze che lo portano nel 2000 a fondare insieme ad altri soci “Multiplicity”, un network internazionale che sviluppa ricerche interdisciplinari sui processi di trasformazione della condizione urbana.

È docente all’Università di Bolzano e alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e ha partecipato a numerose esposizioni compresa la Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel. Abbiamo rivolto a Jodice quattro domande.

Come imposterà il suo workshop dei prossimi giorni?

“Come un laboratorio per fabbricare macchine per la visione, ma non macchine fotografiche quanto immaginari sistemi per auto-costruirsi dei marchingegni in grado di darci una differente comprensione del reale. Fare arte o fotografare per me vuol dire dotarsi di una facoltà super-visionale che ti possa permettere di guardarti intorno e pensare alle cose del mondo come un mosaico composto da un’infinità di tessere sparse che vanno raccolte e riassemblate. Diciamo che secondo la mia idea l workshop fabbricherà bussole”.

Cosa impareranno i suoi studenti?

“Cosa impariamo è soggettivo e varia di persona in persona. Diciamo che il mio intento è quello di forzare le cose e accompagnare chi frequenta il corso verso una posizione marginale per permettergli di assumere sulla realtà uno sguardo laterale. Sono convinto, infatti, che una fotografia sia frutto di un buon grado di consapevolezza delle cose che stanno intorno a noi piuttosto che di un certa conoscenza tecnica. Cerco sempre di impostare un workshop come una esperienza corale dove si discute di tutte le cose che accadono intorno a noi e di come la fotografia ci permetta di ‘inquadrarle’ che per me vuol dire “metterle a fuoco”, comprendere la natura e l’origine delle cose che accadono intorno a noi”.

Come vede oggi il mondo della fotografia?

“Un mondo ricco e complesso. Credo che la fotografia come linguaggio abbia sofferto negli anni Novanta e Duemila, ma ora sia in una fase molto importante e soprattutto innovativa. Alcuni dati dicono che annualmente vengono caricati nelle cloud circa diciotto miliardi di nuove fotografie. È un numero inimmaginabile, clamoroso. Io credo che almeno la metà di queste siano selfie e anche questo per me è un fatto interessante, non per forza un fatto positivo o negativo ma semplicemente un fatto dal quale noi, come cultori e realizzatori di immagini, non possiamo non tener conto. La fotografia in sostanza è tornata da dieci anni ad essere una lingua “famosa” e con gli studenti vorrei lavorare su questo: che cosa possiamo fare avendo il potere e la responsabilità di gestire “un’arma” culturale così potente”.

Lei su cosa è impegnato ultimamente?

“Mi sto occupando di un film, metà documentario e metà opera di fantascienza che racconta dell’ultimo film inviato da una sonda cinese prima di “cadere” all’interno di un buco nero. Ma la sonda prima di essere inghiottita al suo interno riesce a filmare cosa c’è “dall’altra parte” e fa in tempo ad inviare sulla terra questa prima e ultima visione. Verrà presentato in anteprima a Fotografia Europea di Reggio il 12 aprile”.

Il costo della tre giorni è di 350 euro, per informazioni e iscrizioni rivolgersi a Fmav al numero 059 224418, email formazione@fmav.org, su internet https://fmav.org/formazione/workshop/
 

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