Gazzetta di Modena

teatro 

Vie Festival: un’avvincente esplorazione della scena

Andrea Marcheselli

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Vie Festival dovrebbe essere una eccentrica esplorazione della scena teatrale contemporanea, dice Claudio Longhi, direttore di Ert, con l’obiettivo di tracciarne una mappa essenziale. In questi primi giorni della sua XIV edizione ne abbiamo avuto la dimostrazione.

Su due spettacoli vorremmo fermarci, tutti proposti in ambito modenese: “El bramido de Dusseldorf”, di Sergio Blanco, una produzione uruguayana vista al Teatro Storchi, e “The puppet-show man” del cinese Yeung Fai, presentato al Dadà di Castelfrancom tutti e due mai visti prima in Italia.

Il lavoro di Blanco non ha sorpreso poiché tante erano effettivamente le aspettative, tutte, però, pienamente mantenute. L’autore/regista è fra gli astri nascenti del panorama attuale; lo spettacolo descrive in sostanza gli ultimi giorni di un complicato rapporto tra padre e figlio, ma la trama è assolutamente secondaria rispetto all’enorme opera di riflessione sui modi e il senso dell’allestimento scenico, sulle potenzialità e i limiti dell’esperienza artistica, proposta contestualmente a meditazioni sul rapporto tra l’uomo e Dio, l’affermazione personale, la sessualità e la pornografia.

L’autore entra ed esce continuamente nello spettacolo concepito come un labirinto senza vie d’uscita; tra continui sbalzi temporali, i tre protagonisti (bravissimi gli interpreti, Gustavo Saffores, Walter Rey e Soledad Frugone) danno vita ai propri personaggi ma nel contempo si soffermano su considerazioni di carattere etico ed estetico, in una molteplicità di richiami che coinvolgono musica, cinema, poesia.

In una dimensione di infinita leggerezza proietta viceversa lo spettacolo, che abbiamo visto al Dadà: i graziosissimi pupazzi che Yeung Fai riesce ad animare sono specchio del mondo nei suoi tic, nei suoi atteggiamenti, nelle sue passioni, nei suoi stati d’animo.

La scena è meno che essenziale, i burattini piccole parodie dell’umanità intera. Un umorismo commovente emerge attraverso microstorie universalmente comprensibili, perché è ciascuno di noi, in pratica, ad esserne protagonista. —

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