Figurine, foto, oggetti e progetti A Modena una mostra celebra Elio Fiorucci
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Una mostra che permette di conoscere Elio Fiorucci (1935-2015) che, con la sua eclettica creatività, ha dato vita ad una casa di moda che da Milano ha messo radici in tutto il mondo: sarà inaugurata, oggi alle 18, al Museo della Figurina e resterà aperta fino al 25 agosto (ingresso 6 euro, ridotto 4). La rassegna si fonda sulle 200 immagini che hanno costituito il fortunato album Fiorucci Stickers, pubblicato nel 1984 da Franco Cosimo Panini, che riuscì a collocare sul mercato 25 milioni di bustine.
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Ben 105 milioni, quindi, di figurine che, considerate preziose per il design venivano impiegate per decorare diari, motorini, armadi, porte. Il che indica quanto fosse diffuso il “fenomeno” Fiorucci, «che diventò – dice Diana Baldon, direttrice Fondazione Modena Arti Visive e curatrice, con Francesca Fontana, della mostra – una vera mania per i giovani, i teenagers del tempo. Abbiamo scoperto che Fiorucci era molto coinvolto nella pubblicazione dell’album, perché lo vedeva come opportunità di marketing, di pubblicità. Siamo riusciti a scoprire oggettistica, bozzetti di architetti per i suoi negozi che non erano solo luoghi per vendere abiti, ma di esperienza quotidiana, con disc jockey e persino ristorante. Certo, il fenomeno è ancora avvertito, in quanto c’è ora un ritorno agli anni Ottanta, nella moda, nell’arte contemporanea e in altri ambiti culturali».
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Non a caso l’installazione (prende il titolo da una citazione di Andy Warhol) della 41enne romana Ludovica Gioscia, con tessuti, carta da parati che pendono dal soffitto, trovano rimandi nei materiali e immagini di Fiorucci, creando nello spazio aereo un ambiente di grande suggestione. L’artista dichiara di essere stata fortemente influenzata dalla cultura di allora, tanto che la rappresentazione vive nella libertà espressiva, capace di coniugare aspetti di figurazione e astrazione.
Con l’album Fiorucci coglie legami l’Archivio Paninaro che la Gioscia ha creato nel 2010, trovando riferimenti negli anni in cui lo stilista godeva della massima considerazione e stima.
I motivi si interesse della rassegna sono dati pure dall’esposizione di studi e progetti degli spazi e dell’arredamento, da fotografie dei punti vendite, tutti provenienti dal Centro Studi dell’Università di Parma, da abiti, accessori, scatole in latta e riviste d’epoca di collezionisti privati.
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Non meno curioso è il titolo della mostra “Pop Therapy”, che sostiene lo spirito di cultura popolare che anima le creazioni, e richiama il marchio “Love Therapy” creato da Fiorucci che sosteneva che “sarà l’amore a salvare il mondo”. La divisione in sei sezioni consente una più intrigante partecipazione: nella prima, Fiorucci Story, ci sono i famosi candidi angioletti, 1970, del grafico Italo Lupi, immagini di campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani e Augusto Vignali che esaltano il corpo femminile nella sue nudità; in “Eletron” il mondo delle figurine si apre alla sfera digitale e tecnologica rappresentata dai videogiochi, robot, dischi volant; in “Pin-Up” le procaci donne diventano fonte d’ispirazione con i jeans che mettono in risalto le forme del corpo. La quarta sezione, Dance, è dedicata alla storia del ballo, al negozio di New York, su progetto di Sottsass, frequentato anche da Andy Warhol, alla moda delle palestre dei culturisti.
La sezione “Romance” reca immagini legate all’amore e all’infanzia, con citazioni cinematografiche e televisive, fumetti e personaggi Disney. Celebra la vita in spiaggia e i costumi da bagno l’ultima sezione, Swim. Domani, alle 16, visita guidata condotta da Francesca Fontana, e alle 17 incontro con l’artista Gioscia, per approfondire il suo lavoro. —
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