Lo “strappo” di Erika Cavallini: «Oggi la moda corre in fretta Io me ne frego del mercato: disegno e imbastisco sogni»
La stilista carpigiana ha lasciato il brand con il suo nome La creatività, la bellezza e la ricerca di un nuovo linguaggio
CARPI. Erika Cavallini da dicembre non è più a capo della direzione creativa del brand che porta il suo nome. Logiche aziendali hanno portato la stilista a volere fare un passo indietro (o avanti?) rispetto alla sua stessa creatura. Lo strappo è forte, per una come lei che non accetta compromessi. É grande il vuoto che lascia, la fine di un viaggio che, per dieci anni, ha appassionato migliaia di donne. Così come è un salto nel vuoto vedere associato il proprio nome ad un prodotto che non lo rispecchia. Privata dal "sistema" di parte della sua creatività, ma non della sua anima, Erika ha lanciato in tempi non sospetti sui social, un hashtag #imawomannotabrand , diventato un slogan su t-shirt e felpe della sua ultima collezione (sono una donna, non un brand) e ha affidato alla Gazzetta, i suoi pensieri. .
M.V.M.
Erika Cavallini
Vivo tra le cose che mi somigliano. Tra palette cromatiche sussurrate, mai sfacciate. La perfezione per me è l’errore, l’inaspettato, il non finito, il togliere anziché aggiungere in un gioco di sottrazione. In questo momento storico di bulimia visiva, di troppo, di tutto, di nulla che si desideri veramente poiché diventa vecchio all’istante dopo un post su Instagram, io cerco bellezza. La bellezza è desiderio. La bellezza è aspettare. La bellezza è cercare.
Modena è la mia città d’adozione, io, carpigiana doc, mi sono subito ambientata fin dai miei studi all’istituto d’arte Venturi, la scuola più bella che possa esistere. Quanti baci da adolescente sulle scale impolverate. Quanta bellezza trovavo alla Cartoleria Barbieri, in mezzo a tutti quei colori. E piazza Roma con la sua magnificenza e via Farini e la gastronomia Giusti, dove uno stampo di lasagne era il premio della domenica. Cerco la bellezza negli anfratti dei muri scrostati del centro storico, nelle botteghe di una volta, nei cornicioni dei palazzi. Entrare dall’Adriana, che mi conosce da quando ero ragazzina, per comprare dei bottoni come quelli che cambiavo su tutti i cappotti vintage. Oggi è ancora tutto uguale ad allora. Gli stessi gesti, le stesse abitudini. C’è tanta bellezza nelle cose semplici. Ho sempre lavorato e creato perché le mie “donne” fossero diverse, uniche, con un’identità propria e forte. Il mio atto di creazione si riferisce sempre all’idea di bellezza semplice, è un atto puro, senza compromessi. Il battito cardiaco aumenta aspettando un capo cucito, come una febbre, una magia. Sempre più spesso elimino orpelli, bottoni, cuciture, lavoro con la materia pura il tessuto come fosse creta, come quando ero a scuola, un elemento primario,puro.
Creare per me è bellezza. La cerco ovunque senza sosta. Me ne frego di cosa vuole il mercato, il mondo della moda. Disegno abiti e imbastisco sogni Creo per le donne che non hanno paura di essere diverse, autentiche, uniche e bellissime.
Ho fatto sfilare donne di ogni età, non modelle professioniste, amiche, donne fermate per strada, perché particolari, irregolari, perfette per rappresentarmi, e alla richiesta di sfilare su una passerella a Milano davanti a centinaia di persone, ho ottenuto sempre grandi consensi. Essere donna vuol dire anche vanità. Ma non va confusa con l’eccesso e l’esibizionismo dati da troppo fard, troppo rossetto, da una scollatura profonda o da tacchi vertiginosi. La femminilità non si misura in centimetri. La moda ora corre velocissima e penso che un’idea davvero buona non possa soddisfare tutte le richieste. Perché, come diceva la cara signora Franca Sozzani, la moda non è democratica. Sono i dettagli l’unica cosa per cui valga veramente la pena fare questo mestiere. E il piacere più subdolo è quello di nasconderli con maestria. Un sottopunto fatto a regola d’arte , a mano, usando al posto del filo da cucire, un capello. Provate a farlo, a non romperlo, così sottile, precario.
Mia nonna era una sarta, e questo mi ha trasmesso, l’elogio alla lentezza, alla perfezione. Mi staccava delicatamente un capello, li avevo lunghissimi da bambina, e poi lo infilava nella cruna dell’ago. E diceva: “Prova... attenta a non romperlo...”. Che grande lezione! Le cose belle sono lente. Toni Pagoda, il protagonista di “Tutti hanno ragione” di Paolo Sorrentino , sostiene che “La stanchezza è la migliore amica della libertà. Uno passa la vita a credere che la volontà, l’applicazione, la determinazione di carattere ti possano avvicinare alla libertà. Beh, non basta. Solo la stanchezza ti porta in quella famosa stanza senza pareti: la Libertà. Sono stanco di tutto, posso finalmente dire: No, non vengo. Non partecipo. No, no è ancora no. La libertà è dire NO”. Ecco, oggi mi sento un po’ Toni Pagoda, e dico NO. Sono stanca, non vengo. Non partecipo. Vado in cerca di bellezza. Ad ora ho detto tutto ciò che avevo da dire. Ho bisogno di un nuovo linguaggio. Sono in cerca. —
ì
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