Serata Mahler, un cesello musicale con la Filarmonica della Scala
Una pregevole esecuzione sotto la guida di Riccardo Chailly dal “Preludio sinfonico 1876” fino alla celeberrima “Quinta” del musicista boemo
Splendida serata al Comunale dedicata a Mahler. In apertura, il “Preludio Sinfonico 1876” la cui partitura originale fu ritrovata nel lascito di Rudolf Krzyzanowski, un allievo di Bruckner e compagno di classe di Mahler. Nella prima pagina si legge “Rudolf Krzyzanowski cop. 1876”, mentre nell’ultima è vergata la dicitura “von Anton Bruckner”.
Quella utilizzata dal maestro Chailly è invece attribuita con certezza a Mahler da Paul Banks, ma a tutt’oggi i dubbi sull’effettiva paternità della composizione non sono ancora stati diradati. Priva d’incertezze è invece la “Quinta Sinfonia”, la più conosciuta del compositore boemo. Reduce da una grave emorragia interna, Mahler acquistò una villa a Maiernigg, sulle rive del lago Wørthersee. Durante l’estate, concepì il piano generale della “Quinta Sinfonia”, che nel suo carattere tragico esprime le emozioni dell’autore per la morte scampata. La prima parte inizia con una “Marcia funebre” nella quale la fanfara della tromba evoca le sfilate militari alle quali il compositore assistette da bambino; la stessa fanfara è utilizzata quale legante per i diversi episodi.
Il primo disegna un dolore violento e intimo nell’utilizzo melodico di crome, sostenute dai corni in accordi sincopati. La ripresa della “Marcia” e la proposta di un tema consolatorio riconduce a un barlume di serenità ad introdurre il secondo episodio. A tale proposito, Mahler dichiarò che questo “Allegro” era da intendersi quale primo e vero movimento della sinfonia. La seconda parte si apre con uno “Scherzo”, che unisce un’estesa ilarità ad un’elaborazione tematica complessa. Il tema iniziale è affidato al corno, solista di tutto il movimento, punteggiato da un controcanto. Segue un “Trio” dal sapore viennese e di valzer, interrotto dalla melodia nostalgica del secondo Trio, affidato ai corni, e dal ritmo ostinato della grancassa.
La terza e ultima parte della sinfonia presenta un “Adagietto”, affidato ai soli archi con la discreta presenza dell’arpa. È la dichiarazione d’amore di Mahler per la giovanissima sposa Alma; un “Rondò Finale, Allegro giocoso” termina la sinfonia con una serie di fugati che richiamano lo stile dei compositori classici viennesi, ma la vera conclusione è affidata ad un corale degli ottoni, che simbolizza la vittoria definitiva della vita sulla morte. La “Filarmonica della Scala” e Riccardo Chailly, hanno offerto un’esecuzione di pregio, con qualche piccolissima sbavatura, musicalmente cesellata in ogni sua parte. L’affresco di Mahler s’è parato innanzi agli spettatori come la visione della Cappella Sistina, lasciandoli attoniti, segnando l’animo di ognuno con il sigillo del fato e del mistero. Quel corale conclusivo, affidato agli ottoni, voleva esorcizzare una morte incombente, che annienterà l’autore il 18 maggio del 1911. —
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