Gazzetta di Modena

alla galleria gate 26A 

Mille uova per una installazione che riproduce il monoscopio Rai

M.F.

Realizzata da Gino D’Ugo l’opera si intitola “Tempo fertile” e riprende una simbologia che va dal richiamo alla fertilità all’eterno ritorno alla vita

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modena. Singolare l’installazione di circa mille uova che Gino D’Ugo ha costruito presso Gate 26A, in via Carteria. Uova disposte a terra, in rondelle di metallo, con una precisione millimetrica, per offrire una composizione razionale, con forme e strutture di straordinario fascino. Una complessa armonia che innesca una curiosità crescente, in quanto sulle uova viene proiettato il monoscopio che rimanda alla vecchia immagine della sospensione dei canali televisivi Rai. “Tempo fertile” è il titolo dell’opera per affermare il carattere di senso che l’uovo assume nella sua variegata simbologia, che va dal richiamo alla fertilità a quello dell’eterno ritorno alla vita, dall’origine del mondo alla continua rinascita, senza dimenticare la perfezione di cui si connota la sua forma. «Le innumerevoli uova - nota la curatrice Valentina Muzi - fanno da sfondo alla luce discendente che proietta l’immagine del monoscopio. Lo spazio è riempito dal suono ininterrotto del “vuoto televisivo” con l’obiettivo di creare un’alienazione temporanea del pubblico che viene immerso in una dimensione altra…».

L’installazione, elaborata con precisi rituali di ordine, di osservazione e di prospettive, trova una possibilità di comunicare, non escludendo il vissuto. Innesca una curiosità crescente, delineando un modo diverso di procedere nel campo creativo per una volontà di analisi e conoscenza delle sorgenti della vita. Lo sguardo sull’installazione innesca un pensiero, una riflessione, facendo intravedere diverse possibilità di lettura, tra racconto lirico, evocazione, enigma senza fine che il miracolo della nascita comporta, ottimistica fede nel creato.

La stessa opera collocata sul pavimento, coprendo in buona parte dello spazio espositivo nel centro storico, si offre come percorso gioioso di creazione. Una creazione che gode di perfezione, grazie ad un metodo di analisi puntiglioso e razionale che fa avvertire il legame profondo che unisce l’oggetto (l’uovo) al mondo.

«Quello che mi prefiggo è creare un punto di rottura in cui la società tende ad omologarci» sostiene l’artista romano (vive a Lerici, ha partecipato anche a diversi simposi internazionali a Budapest, Hoier, Villany, Muritz; dal 2003 punta l’attenzione anche sulla fotografia e la parola) che in questa opera mantiene la matrice scultorea che contraddistingue il suo lavoro. La mostra, che dà significato alle esperienze delle piccole cose che trovano una connessione con l’uomo, resterà aperta fino al 24 marzo, sabato e domenica dalle 16 alle 20. Una visita è d’obbligo, perché l’installazione suscita curiosità e non è priva di bellezza. —

M.F.

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