Gazzetta di Modena

spazio nuovo in via IV novembre 

D’Amico e il fotogiornalismo «Con le immagini racconto trent’anni di movimenti»

S.L.
D’Amico e il fotogiornalismo «Con le immagini racconto trent’anni di movimenti»

«Ho sempre amato le persone  cui va stretto il mondo  e che cercano con la postura, con i loro volti, i loro sorrisi, di farne vedere uno diverso»

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MODENA. Modena è una città dalla cultura fotografica particolarmente estesa, merito anche dei numerosi corsi e workshop che vi tengono svariati enti. Uno di essi è “La fotografia giornalistica sociale” con Tano D’Amico che si tiene oggi presso lo Spazio Nuovo di via IV Novembre 40 dalle 15 alle 20,30 (ingresso libero e gratuito). La giornata è composita anche perché l’appuntamento si presenta come un corso accredito dall’Ordine dei giornalisti, promosso dalla Associazione stampa modenese e l’intervento del fotoreporter D’Amico è introdotto da Anna Ferri di Arci e da Giovanni Rossi presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti cui seguirà la proiezione del documentario “Il fattore umano” realizzato da Francesco Rossi e Matteo Alemanno. Nel filmato si narra la storia dei movimenti di lotta in Italia, dalle manifestazioni del ’77 a quelle antifasciste fino ai fatti di Genova per il G8 del 2001 utilizzando video originali e le immagini di D’Amico, “cuciti” tra loro dalla voce narrante di Giulio Forges Davanzati. Il pubblico avrà poi l’occasione di sentire dalla sua viva voce cosa significa fare il fotoreporter e il giornalista “sul campo”, professioni che D’Amico svolge come collaboratore del Manifesto e di Repubblica. Il professionista, nato a Lipari nel 1942, ha partecipato a numerose mostre ai Mercati di Traiano di Roma, al Museo di Trastevere, al Museo archeologico di Bologna, al Palazzo della Permanente di Milano, affiancati da varie pubblicazioni tra cui “Una storia di donne. Il movimento al femminile dal '70 agli anni no global” del 2003, “Di cosa sono fatti i ricordi. Tempo e luce di un fotografo di strada” e “La lotta delle donne”. La sua attività lungo gli anni l’ha portato a realizzare reportage su carceri, manicomi, rom mentre il 31 marzo di due anni fa ha inaugurato una mostra tematica relativa al suo lavoro a Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra nello Spezzino. L’autore, nei suoi cinquant’anni di attività, ha preferito utilizzare il bianco e nero e il suo lavoro ha sempre seguito determinate caratteristiche come spiega lui stesso in una intervista di tempo fa a Stefano Di Michele: “Ho sempre amato le persone cui va stretto il mondo e che cercano anche con la postura, con i loro volti, con la loro bellezza, con i loro sorrisi, di farne intravedere uno diverso”. —

S.L.

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