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Il romanzo di Elena Ferrante si fa teatro Ecco la “Storia di un’amicizia” in tre parti

Mariateresa Vannini
Il romanzo di Elena Ferrante si fa teatro Ecco la “Storia di un’amicizia” in tre parti

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Lila ama Elena, Elena ama Lila. La penna di Elena Ferrante ha trasformato un algoritmo così semplice nel romanzo “L’amica geniale”, storia di un’amicizia dal sapore epico che ha rapito il cuore dei lettori di tutto il mondo. È proprio dalla passione per i romanzi che nasce in Chiara Lagani il desiderio di dare una forma teatrale ai libri che tanto l’hanno emozionata. Necessità che si traduce nel progetto “Storia di un’amicizia”, diviso in tre atti e portato in scena da domani (ore 21) a domenica al Teatro delle Passioni.

Qual è il suo rapporto con il libro della Ferrante?

«Il rapporto è sicuramente un rapporto di grande passione. Prima di tutto mi pongo come lettrice di quest’opera, una di quei milioni di lettori che si sono innamorati delle parole della Ferrante. È una storia del tenore epico che si sviluppa in quattro volumi e abbraccia un vasto varco temporale, dagli anni ’50 ai giorni nostri. Racconta la storia di un’amicizia tra due donne che parte dall’infanzia sino alla maturità. Come molti lettori ho provato un forte senso di identificazione, non tanto in una o nell’altra protagonista, ma nella forza con cui viene evocata questa amicizia».

Si può quindi dire che la forza del romanzo stia nell’identificazione.

«Certamente. L’autrice con il suo racconto ha toccato un archetipo in maniera precisa e vera. Questo ha scatenato quella che in America hanno battezzato come “Ferrante Fever”. La mia personale identificazione è avvenuta con un’amica e collega: Fiorenza Menni. È stato pensando alle tante esperienze che abbiamo condiviso che mi è venuta l’idea di farne un pezzo teatrale da portare in scena insieme».

Come si procede quando si deve mettere in scena un romanzo?

«Si tratta di una traduzione, un passaggio da un medium all’altro. È un processo molto complicato. In questo caso si trattava anche di un’opera ampia e partivamo dall’esigenza di metterla in scena solo attraverso due corpi, due attrici. Quello che ho cercato di fare è quindi stato di estrarre alcuni episodi cardine attorno cui si coagulasse il senso del racconto. “Le due Bambole” si sviluppa nel periodo dell’infanzia e verrà messo in scena venerdì, mentre “Il nuovo cognome” e “La bambina perduta” saranno presentati sabato. Domenica si potrà assistere ad una maratona dove i tre episodi si riuniranno in un unico spettacolo».

Come viene messo in scena il rapporto con la città di Napoli?

«Napoli è il terzo personaggio, forse il primo. Forse arriva ancor prima delle due protagoniste. Non è uno sfondo, ma una forza minacciosa, simbolo del mondo esterno che incombe. Non volevamo mettere in scena Napoli in maniera descrittiva e per fare questo ci siamo affidati alla sonorità. Luigi De Angelis, il regista, ha composto tutto il paesaggio sonoro della vicenda. Si è recato nei luoghi della storia per registrarne i suoni, così da portare la città sul palcoscenico».

Questa storia di amicizia riflette una scala di rapporti ben più ampia…

«Assolutamente. Infatti attraverso questa vicenda privata noi vediamo anche come cambiano i costumi dell’Italia, affrontiamo la tematica della repressione della donna e tante altre. Tutto questo grazie alla penna magistrale della scrittrice. Ci sembrava doveroso e fondamentale riportare tutto ciò anche sulla scena». —

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