Gazzetta di Modena

l’organizzatore guido zaccarelli 

Uno strumento didattico che aiuta a superare l’esclusione

G.C.

Dal mondo delle imprese alle  aule un’innovazione importante per affrontare le difficoltà  di alunni con disturbi autistici o bisogni educativi speciali

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MIRANDOLA. “La Realtà aumentata nella scuola e nel lavoro per formare i giovani del domani” è il convegno che il 27 marzo (ore 18) si terrà alla scuola F. Montanari. Relatori Franco Zambonelli (docente di Intelligenza Artificiale di Unimore), Giacomo Dalseno (esperto di nuove Tecnologie Didattiche) e Donato Gagliardi (marketing manager di GlassUp); introdurrà Paola Campagnoli, preside dell’istituto F. Montanari. Al termine gli studenti mostreranno le proprie esperienze didattiche in realtà aumentata. Il convegno è organizzato da Guido Zaccarelli.

Professore, quali possono essere i vantaggi della realtà aumentata nel lavoro?

«È una tecnologia che trova applicazioni specie in ambito aziendale, dove è forte la necessità di risolvere problemi in remoto, ad esempio, quando un operatore si trova in una località esterna all’impresa e ha necessità di essere guidato per superare difficoltà».

E nella scuola?

«La scuola ha promosso nel tempo il lavoro di gruppo. Nel mondo analogico il risultato finale era ad appannaggio di pochi che compensavano il mancato apporto di altri. Nel mondo digitale la realtà aumentata, applicata alla didattica, consente progetti dove nessuno può essere o sentirsi escluso, per la peculiarità dei risultati da raggiungere insieme».

In che modo?

«Un alunno che soffre di disturbi dello spettro autistico, ad esempio, di norma è in possesso di una elevata intelligenza multipla che non riesce ad esprimere per la limitatezza degli interessi e dei comportamenti ripetuti e per la presenza di un clima emotivo interiore indotto dall’essere visto dai compagni “escluso”. Una prima azione didattica può essere individuata nel dotare alunni di occhiali con la realtà aumentata; l’insegnante da remoto è in grado di controllare le attività di ogni singolo alunno e intervenire dove si manifestano carenze. Verrebbe a meno così il senso di esclusione a favore di un processo decisionale allargato e di apprendimento condiviso, inclusivo.

Quindi tutti gli insegnanti avrebbero strumenti innovativi specifici e validati per favorire l’apprendimento?

«Certo, e questo aiuterebbe gli alunni con bisogni educativi speciali (BES) a superare il disagio che può limitare l’apprendimento e ad esprimere le idee senza la paura di sbagliare e sentirsi esclusi. La realtà aumentata favorisce l’adesione di tutti gli alunni ad un uso consapevole e creativo della tecnologia, che li rende uniti e partecipi all’interno di un nuovo progetto didattico evoluto, che ha nel convegno un punto partenza unico nel suo genere». —

G.C.

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