Il progetto di Aldo Rossi: nuovi lavori a S. Cataldo
L’annuncio dato da sindaco e architetto Braghieri all’ex Aem dove viene esposta la “Macchina Modenese” dell’archistar
. La “Macchina Modenese” di Aldo Rossi, un altro capolavoro che da ieri la nostra città può di nuovo vantare. Eccola lì in tutta la sua colorata eleganza lignea, con i suoi sette metri e le sue forme geometriche - quelle fondamentali per le costruzioni del grande architetto premio Pritzker - l’opera invisibile per 36 anni riallestita presso il Laboratorio Aperto dell’ex Aem di via Buon Pastore. L’occasione dell’esposizione, curata da Fausto Ferri della Galleria Civica-Fmav, è stata fornita dal convegno “La città dei morti e la città dei vivi” dedicato al cimitero di San Cataldo realizzato cinquant’anni fa proprio da Rossi con il docente universitario Gianni Braghieri. Proprio Braghieri e il sindaco Muzzarelli hanno annunciato un futuro cantiere per il prossimo adeguamento della struttura immaginata da Rossi. Parlare di “completamento” è probabilmente esagerato, visto che in base ai disegni si è costruito finora il 25-30% immaginato sulla carta, ma certo Modena potrà avere in futuro un monumento del contemporaneo già molto noto nel mondo. Spiega Braghieri, docente emerito all’Alma Mater: «Da dodici anni l’amministrazione di Modena non mi chiamava a visionare il Cimitero Nuovo che ha problemi di manutenzione in alcuni punti e c’è una struttura a ponte arrugginita da vent’anni. Con il sindaco e l’assessore Ferrari abbiamo discusso sull’elemento finale da realizzare, la lisca di pesce che insieme al tronco di cono si dovrebbe affiancare al cubo realizzato e fotografato tra gli altri da Luigi Ghirri. Almeno completiamo la recinzione, oltre ad altri spazi e magari razionalizziamo le zone dove spargere le ceneri. Si comprenderebbe così l’idea di Rossi per questa architettura, ma certo ci sono da affrontare soprattutto temi di natura politica, amministrativa ed economica per poter procedere». Il sindaco e il vice Gianpietro Cavazza sul futuro dei 17 cimiteri modenesi sono stati altrettanto chiari: «Attraverso la Macchina Modenese che è stata restaurata dando vita a una operazione culturale evidente abbiamo anche pensato ai futuri cambiamenti della città. In particolare ci concentriamo sull’area della Diagonale dove portiamo la ciclabile al posto della ferrovia, alla Madonnina con San Cataldo e anche sugli altri cimiteri: non abbiamo bisogno di nuovo spazio per i nostri defunti nel Monumentale, visto che molti chiedono di essere seppelliti fuori città e sono anche in netta crescita le cremazioni, ma certo pensiamo a come arrivare a dare un senso compiuto a San Cataldo di Rossi. Anche per motivazioni turistiche». Il funzionario della Galleria Civica Fausto Ferri per quanto riguarda la Macchina Modenese di “architettura effimera”: «Questa è l’ultima mostra che faccio e sono molto felice perché resuscitare la Macchina è stato un grande dono che Rossi ci ha concesso a distanza di tempo dopo la grande mostra alla Vigarani del 1983. È una Macchina per pensare l’architettura di Aldo Rossi che inserisce qui gli elementi più importanti del suo cimitero Nuovo, come il grande cubo, la torre che richiama il Filarete e gli elementi legati alla lisca di pesce che occorrerebbe fare almeno in parte al San Cataldo». L’esposizione della Macchina Modenese termina il 19 aprile: c’è tutto il tempo che decidere di non fare tornare l’opera in un polveroso magazzino. Visto che sembra nata per il salone dell’ex Centrale dell’energia il Comune deciderà di lasciarla? —
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