Gazzetta di Modena

«Racconto Fossoli un campo di dolore tra testimonianze e 28 anni di storia»

Serena Fregni

Oggi alle 18 all’auditorium Loria di Carpi Massimo Vincenzi presenta il suo docufilm 

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. Questa sera alle 18 all’Auditorium Loria si terrà la proiezione del documentario “Fossoli anticamera per l’inferno” diretto da Massimo Vincenzi che sarà presente in sala insieme a Giordano Gibbon (montatore del documentario), Pierluigi Castagnetti (presidente Fondazione Fossoli) e al sindaco Alberto Bellelli. Il film racconta la storia del campo nei suoi 28 anni di attività, dal 1942 al 1970, con un focus sul periodo che va dal dicembre del 1943 al novembre 1944 e, in particolare, a partire dal 15 marzo 1944, quando il campo venne diviso in due parti: una gestita dalla Repubblica Sociale Italiana e l’altra sotto controllo delle SS naziste.

Perché ha deciso di realizzare il documentario?

«Quando sono venuto a conoscenza dell’esistenza del campo di Fossoli sono stato subito colpito da questa storia, quella di un campo che ha cambiato più volte funzione nel corso degli anni. Una storia complessa che ha visto l’apice verso la fine della guerra quando nel campo sono presenti contemporaneamente nazisti, fascisti e sopravvissuti al lager, una miscela esplosiva. Inoltre, le storie e le testimonianze delle persone. Io ne ho raccontate sette tra internati politici ed ebrei, detenuti a Fossoli in quei mesi: Lodovico Belgiojoso, Odoardo Focherini, Leopoldo Gasparotto, Ada Michlstaedter Marchesini, Frida Misul, Gilberto Salmoni, Franco Schoenheit e sono storie molto commoventi».

Nel documentario c'è una parte storica molto importante, come l'ha ricostruita?

«La preparazione del documentario è durata circa un anno, tra consultazione degli archivi e dei materiali. Quella relativa agli archivi è stata molto lunga perché ne abbiamo consultati tantissimi, in Italia, tra i quali quello della Fondazione Fossoli, ma anche in Germania e anche negli Stati Uniti. A questi si aggiungono quelli privati delle famiglie dei sopravvissuti e delle vittime, dalle lettere ai diari fino ai disegni».

Come l’ha strutturato e pensato per il pubblico?

«Il documentario si sviluppa su tre livelli di approfondimento: il primo che è quello dell’indagine che racconta il campo nei suoi 28 anni di vita attraverso un linguaggio asciutto e diretto; il secondo prende in considerazione il periodo che va da dicembre 1943 a novembre 1944 in particolar modo dal 15 marzo del 1944 quando una porzione del campo viene presa e gestita dalle SS. Il terzo livello invece parla delle persone per avvicinare il pubblico alla storia del campo». —

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