Gazzetta di Modena

mirandola, convegno alla scuola montanari  

Zambonelli: «L’interattività è uno strumento efficace Ma deve essere guidata»

Gaetano Cervone
Zambonelli: «L’interattività è uno strumento efficace Ma deve essere guidata»

Il docente Unimore apre l’incontro sulla realtà aumentata e sulle sue applicazioni in ambito educativo e scolastico

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. “La Realtà aumentata nella scuola e nel lavoro per formare i giovani del domani” è il titolo del convegno che oggi alle 18 si terrà all’auditorium della scuola F. Montanari, a Mirandola. Relatori dell’evento, organizzato da Guido Zaccarelli e introdotto da Paola Campagnoli, preside dell’istituto F. Montanari, saranno Giacomo Dalseno (esperto di nuove Tecnologie Didattiche) e Donato Gagliardi (marketing manager di GlassUp). In apertura il prof. Franco Zambonelli, docente di Intelligenza artificiale all’Università di Modena e Reggio Emilia, terrà un intervento dal titolo “Supervista e altri poteri: la simbiosi uomo-calcolatore”.

Professore Zambonelli, facciamo un passo indietro, spieghiamo che differenza c’è tra Realtà virtuale e Realtà aumentata…

«Sono due tecnologie simili, facilmente spiegabili ai non addetti ai lavori prendendo come esempio un paio di occhiali. Nel caso degli occhiali predisposti per la realtà virtuale, indossandoli siamo proiettati in un’altra dimensione, in una realtà completamente diversa dalla nostra che può essere un altro luogo, un’altra epoca. In questa dimensione possiamo muoverci, fare un tour virtuale in una città guardando cose che però nella realtà non sono accanto a noi».

E invece cosa osserviamo in realtà aumentata?

«Indossiamo occhiali trasparenti in grado di farci guardare la nostra realtà, sovrapponendo delle informazioni in più, immagini ulteriori. Riprendendo l’esempio del tour turistico, in questo caso noi possiamo soltanto guardare la città in cui ci troviamo ottenendo però indicazioni con scritte o audio a seconda dei monumenti che osserviamo. Lo stesso accade nei luoghi di lavoro: nel caso dell’edilizia, ad esempio, sfruttare la realtà aumentata significa indossare degli occhiali che mi permettono di osservare il cantiere in cui mi trovo, dandomi però immediate informazioni sull’altezza o la larghezza degli edifici».

L’una sostituisce l’altra per innovazione tecnologica o ciascuna ha una precisa funzionalità?

«Tutto dipende dagli obiettivi: la prima ci proietta in altre dimensioni, in altre realtà; la seconda aggiunge informazioni al contesto in cui ci troviamo. Sono dunque integrabili: per qualsiasi mestiere che debba essere insegnato in un ambiente pericoloso si può partire ad esempio con la realtà virtuale, in modo da consentire una sorta di ambientamento ma senza alcun rischio. Successivamente si potrebbe usare la realtà aumentata come ausilio per interventi più rischiosi».

Ma cosa succede nel nostro cervello quando usiamo la realtà aumentata?

«Cambia il livello di percezione della nostra realtà, la tecnologia ci permette di amplificare le nostre percezioni, ci ritroviamo davanti ai nostri occhi cose in più rispetto a ciò che, da solo, il nostro sguardo non avrebbe mai osservato».

Tutto molto bello, ma senza alcuna insidia?

«C’è il rischio di non riuscire più a coltivare a pieno le nostre capacità cognitive, di demandare il tutto al computer con la conseguenza che possiamo permetterci di sapere più cose, ma allo stesso tempo siamo più pigri, guardiamo il mondo con meno occhio critico. La realtà virtuale e quella aumentata vanno incoraggiate, ma è un processo che va guidato: la tecnologia lasciata a sé stessa può produrre mostri».

La scuola Montanari, dove si tiene il convegno, è una delle prime che sta sperimentando la realtà aumentata. Crede possa diventare uno strumento didattico per tutti?

«Quante volte ci siamo detti che si impara di più della cultura bizantina visitando un giorno Ravenna che studiando per settimane sui libri. L’interattività consente di entrare nel contesto che si studia, rendendo l’apprendimento più efficace, ma deve essere tutto ben guidato senza che si commetta l’errore di delegare troppo a questi strumenti. La tecnologia è pronta e disponibile per tutti. Ma bisogna capire bene come usarla; la scuola italiana per questo si deve ancora preparare e il convegno è importante anche per questo». —

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