Con “Esemplari femminili” la danza contemporanea esplora il “pianeta donna”
Al Teatro dei Segni va in scena il collettivo Fattoria Vittadini Uno spettacolo in due parti per definire il mondo “in rosa”
Domani alle 21, al Teatro dei Segni va in scena lo spettacolo “Esemplari femminili” di Fattoria Vittadini, collettivo milanese internazionale di danza contemporanea, fluido e inclusivo, di stanza alla Fabbrica del Vapore. Lo spettacolo rientra nella rassegna Trasparenze organizzata da Teatro dei Venti e Ater con il contributo del Quartiere 2 e della Fondazione Cassa di Risparmio. Lo spettacolo porta in scena l’esito della ricerca sul tema della femminilità condotto da due coreografe e performer, l’italiana Francesca Penzo e l’israeliana Tamar Grosz.
Come nasce questa collaborazione?
“Tamar Grosz è venuta a Berlino nel 2015, dove io ho vissuto per quattro anni” afferma Francesca Penzo. “Ci siamo conosciute durante un laboratorio e abbiamo deciso di iniziare un percorso insieme. Di questo spettacolo abbiamo realizzato prima una versione breve di venti minuti che, nello stesso anno, è entrata a far parte di Anticorpi XL, network per la giovane danza d’autore. Questo ci ha permesso di portare un po’ in giro la nostra performance. Successivamente, sempre con Next produzione, siamo riuscite a portare a termine il lavoro nella sua versione definitiva, debuttando lo scorso anno al Festival del Silenzio di Milano, un contesto dove teatro, danza, arte visiva e musica sono declinati tra performance, workshop, mostre, spettacoli e dove ciascuna proposta è pensata per ogni tipo di pubblico, di qualsiasi lingua o provenienza. Dall’anno scorso lavoriamo con Rita Mazza, attrice segnante che offre un contributo molto importante in termini di linguaggio e comunicazione, perché traduce nella lingua dei segni tutto lo spettacolo”.
Cosa mi può dire a proposito del testo che viene enunciato durante lo spettacolo?
“Il testo passa in maniera "pop" e quasi espositiva attraverso le varie fasi del ciclo mestruale femminile, che rappresenta la nostra drammaturgia della prima parte della performance. Sembra quasi la voce di un documentario del National Geographic che osserva le caratteristiche di questi “esemplari”. Nella seconda parte esaltiamo una femminilità più intima, lunare, stregonesca oserei dire. La struttura in scena che fa da scenografia diventa un oggetto totemico, rituale, magico. L’idea è quella di cercare di definire che cosa sia l’essere femminile, impresa piuttosto complessa come si può facilmente immaginare”.
Quali sono i riferimenti culturali alla base del vostro lavoro?
“Di certo testi scientifici, fondamentali per creare il canovaccio originale. Abbiamo scelto di lavorare sul contrasto tra la conoscenza formale e un linguaggio sulla scena che va in un’altra direzione, più poetica. Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con una brava scenografa, Eva Karduck, e un ottimo musicista e autore delle musiche, Clèment Destephen, che hanno apportato un contributo fondamentale alla riuscita di questo spettacolo”.
Quale messaggio intendete veicolare attraverso la vostra esibizione?
“È una visione sul femminino al di là dei generi, sull’energia contenuta in tutto ciò che crea e produce. Una celebrazione e un racconto di quello che significa essere donna e incarnare la femminilità nella contemporaneità all’interno di culture differenti fra loro; e ognuna di noi offre il suo sguardo sul tema.” —
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