Gazzetta di Modena

teatro delle passioni 

Padri e figlie, passato e futuro nel “Littoral” di Wajdi Mouawad

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MODENA. Oggi e domani alle 21 e sabato alle 20, il Teatro delle Passioni (via Carlo Sigonio 382) ospita la nuova produzione di Fondazione Teatro Due, “Littoral”, scritto da Wajdi Mouawad e messo in scena da Vincenzo Picone (traduzione di Giulia Pizzimenti).

Nucleo centrale dello spettacolo è l’eredità dei nostri padri, il rapporto tra tradizione e innovazione, tra padri e figli, tra passato e futuro; l’eredità di quel padre che rappresenta la responsabilità dello stare nel mondo, la linea guida, la direzione da intraprendere.

Ma quale è oggi questa direzione? Che mondo ci hanno consegnato i nostri Padri? Quali sono le nostre responsabilità rispetto al domani? Wajdi Mouawad è uno degli autori più interessanti della nuova drammaturgia europea. Per “Littoral” nel 2015 ha ricevuto il premio Molière come migliore autore francese vivente, premio che ha rifiutato per protestare contro l’indifferenza dei direttori dei teatri verso la creazione contemporanea.

Wilfrid è il giovane protagonista di un viaggio di ricerca e di formazione, un’odissea necessariamente dolorosa che vede il suo principio con l’inaspettato compito di seppellire il corpo di un padre mai conosciuto. Inizia da qui un percorso ironico, grottesco, e a volte surreale, in cui Wilfrid si muove nei meandri della sua memoria accompagnato da un fantomatico cavaliere (memoria della sua infanzia perduta) e da una troupe cinematografica, che continuamente interrompe la sua ricerca cercando di fissare i suoi ricordi in un montaggio filmico, e dallo stesso padre ormai defunto che lo accompagna verso il luogo della sepoltura, la terra natia dei suoi avi. Qui, in un luogo abbandonato e distrutto dalla guerra, Wilfrid incontra altri ragazzi come lui, altri giovani che hanno perso il Padre e che per diventare gli uomini di domani devono fare i conti col proprio passato, con la propria infanzia, con le proprie origini. Attorno al protagonista di “Littoral” ruotano tre personaggi fondamentali della letteratura e del teatro occidentali: Edipo, Amleto, e il principe Myskin de L’Idiota. Tutti e tre portano sulle spalle, più o meno consapevolmente, il peso dell’eredità: il loro rapporto con il padre sostanzia tutta la loro ricerca e determina le loro azioni.

In scena un gruppo di attori molto giovani (Davide Gagliardini, Silvia Lamboglia, Luca Nucera, Gian Marco Pellecchia, Giulia Pizzimenti) gioca con tutto il testo, dividendosi di volta in volta il percorso di Wilfrid, come se il suo processo di ricerca e di cambiamento fosse quello di tutta una generazione.

Attorno a questi aleggia la presenza di un personaggio onirico (Nicola Nicchi) che accompagna Wilfrid e rappresenta il suo legame con l’infanzia, e il padre defunto che è cadavere ma anche memoria personale e storica (Massimiliano Sbarsi), in cerca di essere perdonato e di una degna sepoltura. —

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