“Lettere a Nour”, una riflessione sulla jihad e sulla tolleranza
VIGNOLA. “Lettere a Nour” di Rachid Benzine, è lo spettacolo in scena stasera, alle 21, al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola. Interpretato da un attore di spicco come Franco Branciaroli, il cui lungo percorso spesso ha incrociato i complessi orizzonti della riflessione religiosa, “Lettere a Nour” è diretto dal giovane Giorgio Sangati, regista proveniente dalla scuola di Luca Ronconi e che si sta velocemente imponendo all’attenzione di pubblico e critica. Accanto a Branciaroli in scena Marina Occhionero, giovane e promettente attrice.
Islamologo e filosofo francese di origine marocchina, Benzine è uno degli esponenti di spicco di quella nuova generazione di intellettuali dediti allo studio del Corano in un'ottica di dialogo con le altre culture e religioni occidentali. Prodotto da Ert Fondazione, CTB – Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati, “Lettere a Nour”, è un dramma epistolare fra un padre - intellettuale musulmano praticante che guarda all’Occidente e osserva la sua religione come messaggio di pace e amore - e una figlia, Nour, partita in Iraq per ricongiungersi a un musulmano integralista di cui si è innamorata. “Paradossalmente” mossa dagli stessi principi di amore e tolleranza ereditati dal padre, e quindi non per fanatismo, la figlia finisce per unirsi alla causa jihadista e a pagarne il duro prezzo.
«Sto lavorando da mesi su una domanda fastidiosa – afferma Rachid Benzine a proposito di Lettere a Nour – una domanda che rimbalza sempre indietro come un’emicrania. Perché giovani uomini e giovani donne, nati nel mio stesso paese, dalla mia stessa cultura, decidono di partire per un paese in guerra e di uccidere in nome di un Dio che è anche il mio? Questa domanda violenta ha assunto una nuova dimensione la sera del 13 novembre 2015 (gli attentati al teatro Bataclan di Parigi): una parte di me aveva appena attaccato un'altra parte di me, seminando morte e dolore. Come vivere con questo tormento? In risposta, a poco a poco, è nato un dialogo epistolare tra un padre-filosofo e sua figlia, partita per la jihad. Questo dialogo è impossibile, difficile, immaginavo».
Un testo che, nella sua essenzialità drammatica di puro dialogo, si muove con straordinaria efficacia fra cronaca e ideologia: guardando all’attualità, tocca nel vivo ferite profonde della nostra società contemporanea, a partire dalla potenza di una vicenda privata, di affetti familiari stravolti dalla storia. Mantenendo un respiro universale, “Lettere a Nour” offre un ritratto per noi inedito della cultura islamica, nel suo complesso confrontarsi con la cultura occidentale. Il testo di “Lettere a Nour” è pubblicato nella collana LINEA realizzata da ERT Fondazione e Luca Sossella editore. I biglietti, che vanno dai 14 ai 24 euro, si possono acquistare alla cassa del Teatro Fabbri prima dello spettacolo. —
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