Modena. Amore e guerra “Serse” chiude la stagione lirica al Comunale
L’opera di Hàndel raramente è messa in scena. Nel pomeriggio la presentazione nel Ridotto
MODENA. Appuntamento conclusivo, alle 20 di oggi e alle 15.30 di domenica, del cartellone operistico 2018/19 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena. In scena “Serse” di Hàndel, titolo raramente rappresentato e fra le più importanti del repertorio barocco.. Alle ore 17.30 di oggi, si terrà una presentazione dell’opera al pubblico presso il Ridotto del Teatro (ingresso libero, via Goldoni 1). Lo spettacolo, in un nuovo allestimento che ha debuttato al Valli di Reggio Emilia in coproduzione con Modena e Piacenza, è realizzato nella parte musicale da Ottavio Dantone e dalla sua Accademia Bizantina, complesso ormai storico e fra i più noti a livello internazionale per l’esecuzione di musica antica con prassi originale.
La parte visiva dell’opera è firmata da Gabriele Vacis, fondatore nel 1982 del Teatro Settimo di Torino, fra i creatori del teatro di narrazione in Italia (Racconto del Vajont, con Marco Paolini), le cui esperienze hanno spaziato dalla televisione all’opera lirica. Arianna Vendittelli, nel ruolo en travesti del titolo, è un’interprete specializzata nel repertorio barocco, vincitrice nel 2017 del secondo premio al concorso Hàndel di Londra. Il resto del cast è costituito da Marina De Liso (Arsamene), Delphine Galou (Amastre) Monica Piccinini (Romilda), Francesca Aspromonte (Atalanta), Luigi De Donato (Ariodate) e Biagio Pizzuti (Elviro). Scene, luci e costumi sono di Roberto Tarasco.
Il soggetto dell’opera è liberamente tratto da alcuni aneddoti delle Storie di Erodoto. La vicenda si svolge presso lo stretto dei Dardanelli, durante la guerra dei Persiani contro gli Ateniesi, e ruota attorno a un doppio intreccio amoroso con al centro la bella Romilda. Di lei sono innamorati Serse e suo fratello Arsamene.
“Un gioco circolare di amori adolescenziali, che mette in secondo piano le questioni politiche, sociali, militari, di cui l’imperatore Serse dovrebbe farsi carico. Invece trionfa la natura dei sentimenti e dei corpi”, spiega il regista Vacis. La messinscena, di impianto contemporaneo, si articola su tre piani occupati dall’orchestra, sollevata dalla platea e quindi maggiormente visibile, dai cantanti in proscenio e da uno schermo in palcoscenico per le video proiezioni. Una trentina di ragazzi e ragazze creano una ‘scenografia vivente’ preparata attraverso un laboratorio di preparazione e improvvisazione teatrale tenuto dallo stesso Vacis. —
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