Capriole sotto il temporale e quel bisogno di trovare casa
Come può una ragazzina nata e cresciuta senza regole in una fattoria dello Zimbabwe, adattarsi allo stile di vita di un rigido collegio londinese? Come può sentirsi a casa, se per lei la parola casa vuol dire fare capriole, arrampicarsi sugli alberi e sfrecciare in sella al suo cavallo? Una caratteristica necessaria per superare questa dura prova è il coraggio, e a Wilhelmina in “Capriole sotto il temporale” non manca di certo: scappa dal collegio e si ritrova a vagare senza una meta. Ma, per fortuna, non rimane sola... certi incontri aiutano a superare le difficoltà e ci insegnano che adattamento non è sinonimo di tradimento della propria storia e delle proprie radici. Una storia avventurosa e commovente, ricca di riflessioni che costringono il lettore a porsi domande importanti, specialmente in questo tempo di migrazioni, più o meno forzate. La protagonista è un personaggio davvero originale, per alcuni una selvaggia, in cui non è facile immedesimarsi (io non mi asciugo la bocca sporca con i capelli, preferirei stare in collegio che in una gabbia con delle scimmie...), ma che mi ha aperto il cuore e la testa e fatto sentire vicino chi ha bisogno di trovare qualcosa/qualcuno da poter chiamare “casa”. —
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