Gazzetta di Modena

Cape Canaveral sulle rive del Panaro Rivive a Spilamberto il mito di Apollo 11

Saverio Cioce

A mezzo secolo dallo sbarco sulla Luna, una mostra al Faro rievoca l’impresa grazie a Gian Paolo Savio e Luigi Pizzimenti

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Da bambino voleva fare l’astronauta, all’università, a Forlì, si è laureato in Ingegneria Aerospaziale e ora nella sua azienda costruisce, tra le altre automazioni industriali, anche quelle che muovono gli Sputnik sulle giostre. E non potendo volare tra le stelle si diverte a osservarle con il telescopio.

È tutta in questa “biografia minima” la storia dello spilambertese Gian Paolo Savio, 33 anni, amministratore delegato della Penta Automazioni di Soliera. Grazie alla sua passione per i voli nello spazio, è stata allestita la mostra che, da domani all’11 aprile, ricostruisce l’ambiente e le strumentazioni della navicella spaziale che ha portato il primo uomo sulla luna. Ingresso gratuito e pure conferenze.

“Neil Armstrong, the first”, allestita nella sede dell’ex Ausl all’entrata del paese, è un’esposizione che mette insieme decine di pannelli, pezzi originali o ricostruiti in grandezza reale, per raccontare l’impresa del primo uomo sbarcato sulla luna, l’astronauta americano Neil Armstrong che riassunse in una frase passata alla storia: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità» la sua emozione una volta uscito dalla navicella spaziale.

Ma se la sala del “Faro”, così viene chiamata la sede espositiva per la sua cupola di vetro in centro al paese, è diventata una piccola Cape Canaveral sulle rive del Panaro, lo si deve a un altro “astronauta di terra”, che ha fatto delle missioni interstellari la sua ragione di vita. Luigi Pizzimenti, 56 anni, milanese, ha messo insieme, infatti, i pezzi che formano l’oggetto della mostra. È andato tante volte nella base spaziale della Nasa da dove sono partiti i primi razzi verso l’infinito. E ha conosciuto gli astronauti delle missioni Apollo.

Aveva sei anni il 21 luglio 1969 quando, assieme a genitori, nonni e parenti, si alzò in piena notte per assistere all’uscita di Armstrong dopo l’allunaggio dell’Apollo 11. «Fu un’emozione fortissima - racconta - Facevo la prima elementare e quell’attesa per l’apertura del portellone, quelle prime scene in bianco e nero da un altro mondo mi fecero un’impressione fortissima. Forse fu in quel momento che cominciai a sognare. Decisi che mi sarei occupato dello spazio e così è stato. Nell’81, il 12 aprile, ero a Cape Canaveral quando partì per la prima volta una missione Shuttle, era quella che aveva a bordo John Young. Con quella missione iniziava l’era dei viaggi spaziali, avevo assistito alla nascita di una nuova epoca. Da allora sono tornato tante volte alla base che l’ente spaziale americano usava per i lanci e ho imparato a conoscere i pionieri e gli eroi delle missioni. Anche quelli italiani, certo; ero lì con Nespoli nel 2017 quando metteva a punto l’addestramento per la sua ultima missione, sempre con lo Soyuz».

Ascoltare i racconti di Pizzimenti significa entrare nell’aerospazio con la bandiera tricolore. Non solo sventola con orgoglio il primato italico di partner della Nasa («Unici al mondo a essere accreditati direttamente dagli americani senza passare dall’Agenzia Spaziale Europea») ma quando elenca le iniziative che ha messo in fila nel suo campo di attività diventa inarrestabile. Ha creato la rivista “Spazio Magazine”, di cui è direttore e animatore, e una delle tre in Italia nel settore; ha fondato e guida l’Associazione Divulgazione Astronautica e Aerospaziale (Adaa), scrive libri sulle missioni spaziali, organizza mostre a tema, coordina la gara nazionale per gli istituti superiori nel lancio di micromissili grandi quanto una confezione di latte e collabora con istituti di ricerca. Non basta? No, perché sta preparandosi a mandare in orbita tra un anno un satellite tutto suo; la raccolta dei fondi, l’allestimento del modulo e il coordinamento dei ricercatori è a buon punto.

«Per questa impresa collaboriamo già con il Politecnico di Milano e con un’università svizzera - spiega Pizzimenti - Sarà in orbita attorno alla terra per 24/60 mesi a un’altezza tra i 400 e i 600 km dalla Terra. L’obbiettivo? Creare un canale di telecomunicazioni per internet. Ce la possiamo fare, sono sicuro».

Quante volte abbiamo sentito la frase: “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità”? Fu questo l’annuncio di Armstrong al resto del mondo, quando mosse i primi passi sulla Luna. E il vulcanico collezionista di cimeli spaziali non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di incontrare il primo astronauta lunare. «La prima volta che mi sono trovato davanti a lui - conclude - ero emozionatissimo. Sentivo di trovarmi di fronte a una persona di valore assoluto, come Cristoforo Colombo. E in un certo senso è così. Negli Stati Uniti hanno valutato che se c’è un uomo che rappresenterà questo millennio fra alcuni secoli sarà proprio lui». —





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