La musica delle cose risuona nella pittura di Gelindo Baron
La mostra dell’artista veneto, con dodici opere esposte, in occasione di un incontro sul patrimonio artistico che si è svolto a Campogalliano
CAMPOGALLIANO. L’incontro internazionale “Uno sguardo nuovo sul patrimonio artistico”, con la partecipazione di liutati, musiciti, collezionisti, restauratori, alla TEC Eurolab, ha portato la mostra “La musica della vita” di Gelindo Baron, membro dell’Anglo-Italian Academy of Art. Dodici le opere esposte dal maestro veneto, con richiami alla musica e, in particolare, al violino. La musica per Baron non è soltanto un tema occasionale: ogni opera è come una partitura in cui il colore e la luce si intrecciano in un ritmo sempre nuovo e sempre antico che richiama le note di Vivaldi. Da notare la coniugazione del linguaggio figurativo con quello astratto, in una leggerezza di segni di elegante orditura, dove ogni particolare si arricchisce di intime risonanze, mostrandoci l’armonico convivere di tonalità cromatiche. «Oggi è la musica a suggerirmi - rivela l’artista, che ha tenuto oltre 300 mostre personali, anche all’estero - le vie dell’astrazione, che mi portano a creare trasparenze e a spaziare nell’infinito. La pittura acquista movimento, mentre la composizione si anima di toni ariosi e di colorazioni su registri affinati: perlacei, azzurrini o sfumanti nei grigi. Ciò mi introduce in un mondo luminoso e felice, capace di suscitare quelle emozioni speciali che nascono, per esempio, dal tradurre i valori musicali sulla tela. Penso che la mia libertà pittorica si nutra di ascolti e di echi, che non dipendono dai soli meccanismi dell’astrazione». La curatrice della mostra Anna Spadafora ritiene che «ascoltando le opere di Baron, ci sintonizziamo con la musica delle cose da cui ha ricevuto un’impressione, che egli ci restituisce con la lingua della pittura. L’artista prova a restituirci con il colore e la luce la vita che trova in un soffio di vento, in una melodia catturata da una partitura musicale, nelle geometrie fiorite di un paesaggio lagunare, nelle onde del mare, nelle note dorate di un violino, nel rombo di un motore che squarcia il silenzio di una campagna emiliana». —
M.F.
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