La banalità del male si è fatta mostra con cuore e cranio di Adolf Hitler
Chiude lo straordinario allestimento di Antonello Fresu che ha esposto il corpo del dittatore. Solo 800 visitatori
“Ho sentito alcune persone dire - spiega Pierluigi Castagnetti, presidente di Fondazione Campo Fossoli - che questa mostra non la capivano bene, nonostante fosse molto bella. Certo è stato un appuntamento culturale e storico fuori scala per la dimensione di Carpi, una mostra da grande città”.
È terminata ieri a Palazzo dei Pio “Der Korper” di Antonello Fresu, dedicata al corpo di Adolf Hitler, una delle più sorprendenti mostre modenesi organizzate negli ultimi anni e, al tempo stesso, una delle meno visitate: in tre mesi, con aperture solo il sabato e la domenica si è giunti a poco più di 800 persone. Lo dice Marzia Luppi, direttore di Fondazione Fossoli, nel fare il punto dell’iniziativa con la presentazione del catalogo: “Siamo stati aperti solo il sabato e la domenica. Numeri comunque importanti, con anche la presenza di varie scuole che hanno intrapreso il viaggio ad Auschwitz, per un appuntamento inconsueto a Palazzo dei Pio. E c’è stato anche un intenso dibattito sulla stampa”.
La mostra è particolarissima, unica: mette in scena il corpo di Adolf Hitler, l’analisi delle sue viscere, del suo teschio, del suo cuore, per dimostrare come fisicamente l’uomo che rappresenta la personificazione del male assoluto del ‘900 fosse come tutti gli altri.
Lo ha detto bene sabato alla presentazione del catalogo, a cura di Giannella Demuro, il sindaco Alberto Bellelli: “Abbiamo parlato della caducità di un corpo che, come quello di tutti, invecchia”.
La mostra l’ha ideata Antonello Fresu: “Avevamo il problema - spiega lo psicanalista junghiano - di non realizzare una rassegna documentaria, ma volevamo mettere in scena una installazione del corpo del dittatore tedesco. Sono molto soddisfatto dei risultati”.
La mostra traeva spunto dal ritrovamento di un dossier clinico su Hitler, redatto dalla Cia nel 1945 sulla base dei vari referti originali forniti da alcuni dei medici di Hitler ed in particolare dal suo medico personale, Theodor Morell. A partire da questo documento, del quale era esposta una riproduzione, Fresu ha realizzato installazioni, grandi opere a parete, opere su carta di piccolo formato, video, stampe che trasformano materiali e documenti “neutri” in immagini secondo i canoni e i linguaggi dell’arte visiva contemporanea.
La sala iniziale della rassegna, con numerose e imponenti immagini retroilluminate, alte 3 metri, delle radiografie originali del cranio di Hitler, impressionava permettendo di entrare realmente nel cervello malato del Führer. Il viaggio poi proseguiva con una serie di altre installazioni che rendevano tangibili altri elementi delle stesse cartelle di Hitler, un uomo clinicamente malato, ha spiegato Fresu stesso in più occasioni.
Il percorso terminava con un lavoro site-specific dedicato al battito del cuore del dittatore: in una sala buia erano mostrate le immagini grafiche degli elettrocardiogrammi originali del dossier, rielaborate grazie all’ausilio dei medici cardiologi di oggi, ricostruendone il suono.
Marco Belpoliti, ad apertura del catalogo, accenna al “mistero” del mostro all’origine di quello che Anna Harendt definì la banalità del male. “Tra tutti i dittatori del XX secolo - scrive Belpoliti - il capo tedesco era quello che sembrava avere meno corpo di tutti; lo nascondeva perfino ai propri intimi: nessuno l’ha mai visto a torso nudo. Probabilmente neppure Eva Braun”. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
