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Usa-Italia: sul grande schermo questa volta “vinciamo” noi

Usa-Italia: sul grande schermo questa volta “vinciamo” noi

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DUMBO di Tim Burton. Usa 2018. IL CAMPIONE di Leonardo D'Agostini. Italia 2018.

Un film americano e un film italiano in programmazione sugli schermi dei cinema. Il primo, una mezza delusione; il secondo, una mezza sorpresa. Il primo: “Dumbo”. Proprio come l'elefantino che, sfidando tutte le leggi della fisica, vola anche se non potrebbe, così questo film, che avrebbe tutto per volare (il regista, il celebre visionario Tim Burton; gli interpreti, da Colin Farrell a Michael Keaton, da Eva Green a Danny DeVito; i mezzi, quelli di sempre per questa favola, la corazzata Walt Disney), non vola come dovrebbe: svolazza. La materia Dumbo, a quasi ottant'anni dall'uscita del famosissimo film animato, resta attraente, ed è comprensibile come l'accostamento tra l'elefantino freak e il regista gotico faccia pregustare lo stravolgimento nero. Ma stranamente accade il contrario, il suo “Dumbo” in live action ha solo un nemico esterno - con la faccia di Beetlejuice e la ubris di Willy Wonka -, l'impresario Vandevere che, come il proprietario del circo Medici, vuole separarlo da sua madre; è amatissimo praticamente da tutti in un circo senza dissidi e, in un finale iper correct, se ne va in India, nella giungla da cui proviene. L'emozione batte in levare solo, e ogniqualvolta, Dumbo prende a fatica quota e volteggia senza più peso, né del corpo, né del dolore. Allora vengono in mente tutti gli altri personaggi burtoniani - da Edward mani di forbice ai ragazzi speciali di Miss Peregrine - che si liberano dello scafandro del corpo, dell'apparenza, delle dicerie, della morte, e si librano splendendo. Ma sono solo momenti isolati in un film che, appunto, si limita al compitino. Il secondo: “Il campione”. Molto di quello che contiene questo film sta nelle pagine dei quotidiani, sportivi e no, che si occupano di calcio fino allo sfinimento. Quello che poi la gente a sua volta rincorre, famelica, è la vita privata del calciatore, soprattutto se ha un padre che l'ha abbandonato da piccolo, una madre che si è sacrificata per lui, se è un genio in campo e sregolatezza nello spogliatoio, se brucia i stellari guadagni per comprare bolidi che distrugge ebbro, se colleziona scazzottate fuori dalle discoteche. Ecco profilo, vita e opere del Campione (Andrea Carpenzano perfetto nella parte). Abbiamo avuto fulgidi esempio nel nostro Campionato, da Cassano al Ninja Nainggolan. Ma se a tutto ciò si aggiunge un professore di lettere (Stefano Accorsi) che deve portarlo alla maturità e sulla retta via, si costruisce un rapporto tra opposti ugualmente dolenti, un desiderio non enfatico, misurato, di depurare lo strato dell'apparenza in favore dell'essenza, allora il film (soggetto del regista D'Agostini e di Antonella Lattanzi) funziona abbastanza, e a tratti emoziona anche. —

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