Gazzetta di Modena

fiorano 

Il vescovo Castellucci «Avvicinarsi agli altri cancella i pregiudizi»

Paolo Seghedoni
Il vescovo Castellucci «Avvicinarsi agli altri cancella i pregiudizi»

Domani sera don Erio sarà ospite al teatro Astoria L’appuntamento fa parte del ciclo “Lo specchio di noi” 

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l’incontro



Prosegue il ciclo di appuntamenti “Lo specchio di noi. Balcani d’Europa” un progetto a cura di Roberta Biagiarelli, promosso da associazione culturale Magazzini San Pietro e Babelia & C. - progetti culturali, e realizzato con il contributo dei comuni di Formigine, Fiorano e Maranello e di Kerakoll.

Domani alle 20.30, al cinema teatro Astoria di Fiorano, si svolge l’incontro interreligioso “La custodia dell’altro” al quale partecipano don Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e teologo, Abd Al - Sabur Turrini, Imam e direttore generale Co.Re.Is (comunità Religiosa Islamica Italiana), Francesca Panozzo, del Museo Ebraico di Bologna, Thomas Casadei, professore di Filosofia del Diritto al dipartimento di Giurisprudenza dell’università di Modena e Reggio e membro del Crid (Centro di ricerca interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità).

A conversare con gli ospiti sarà Enrico Bertoni, direttore del museo interreligioso di Bertinoro, con letture di Roberta Biagiarelli.

Il vescovo Erio ha accettato di rispondere ad alcune domande incentrate proprio sul tema dell’incontro che sarà affrontato nell’appuntamento.

Perché ha deciso di accettare l’invito a partecipare?

«Ho accettato volentieri l'invito, perché penso che l'incontro - come disse più volte papa Giovanni Paolo II nell’inaugurare la stagione del dialogo tra le grandi religioni - sia il modo più costruttivo per conoscere l’altro, per apprezzarne le ricchezze e per testimoniare la propria fede. Nell’incontro personale cadono tanti pregiudizi e ci si rende conto meglio di tutto ciò che è comune; si riescono a confrontare con serenità le differenze, senza cancellarle, e si impara a stimare l’umanità dell’altro».

Don Erio, quanto è importante che le religioni continuino a incontrarsi e dialogare in tempi in cui c’è chi ‘usa’ il messaggio religioso per dividere anziché unire?

«Non solo importante, ma fondamentale. Senza dialogo tra le religioni, la pace è in crisi. Con il dialogo, si identificano i fondamentalisti e si crea una rete capace, nei tempi lunghi, di isolarli. Il dialogo interreligioso, inoltre, costruisce una rete sociale in grado di sostenere ‘gli operatori di pace’, credenti e non credenti, e di sottrarre le religioni al pericolo di essere strumentalizzate dalle ideologie. Tante volte le cosiddette ‘guerre religiose’ non sono altro che la manipolazione, ad uso della bassa politica, per fini che nulla hanno a che vedere con la religione.

Tante volte lei, e i suoi predecessori prima di lei, ha incontrato e pregato insieme con esponenti di altre confessioni cristiane e di altre religioni. L’esempio dei responsabili delle comunità quanto può essere prezioso per far comprendere la reale natura delle religioni?

«Penso che l’esempio dei responsabili possa servire da paradigma per un confronto che non sia polemico o bellico. Sento spesso l’obiezione - certamente plausibile - della possibilità del ‘relativismo’ nell’incontro interreligioso. Gli ultimi tre pontefici hanno chiarito che il dialogo, per i cristiani, non è affatto le negazione dell’annuncio, ma vi si accompagna. I cristiani sono chiamati sempre a testimoniare la bellezza di appartenere a Cristo e ad accogliere, qualora altri lo scelgano, la conversione alla Chiesa e al Signore Gesù. Ma senza un dialogo che parta dall’apprezzamento di tutto ciò che di vero, bello e buono si trova nelle diverse religioni, è molto difficile innestare l'annuncio. A noi spetta dialogare e testimoniare: il resto lo fa il Signore, rispettando la libertà umana» conclude il vescovo. —



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