«Pratiche da start up in un corpo storico Per entrare nel futuro»
«Lo scopo formativo dell’origine resta il primo anche oggi Siamo tra i 15 collegi universitari “di merito” in tutt’Italia»
modena. «Ci occupiamo di passato e di presente - spiega il presidente della Fondazione San Carlo, Giuliano Albarani, di professione storico e docente - per arrivare pronti nel futuro. Vogliamo evitare che un istituto culturale, vecchio di quasi quattrocento anni, sia sinonimo di conservazione, sia dal punto di vista gestionale che da quello della offerta. Nel corpo storico vogliamo portare pratiche virtuose, da start-up».
Andiamo con ordine, professor Albarani, cos’era il Collegio dei Nobili San Carlo?
«Una istituzione fondata nel 1626 dal conte Paolo Boschetti con il sostegno del duca Cesare d’Este, frequentata dai giovani aristocratici del ‘600 e del ‘700 e, dall’800, dai ricchi borghesi. Un ente ben radicato, ancora oggi proprietario di un magnifico palazzo seicentesco in via San Carlo e di tutto lo stabile sul lato del famoso Portico del Collegio, un luogo fondamentale per la società modenese lungo i secoli. Nostri anche l’antica chiesa barocca e l’unico teatro del ‘700 che sopravvive a Modena».
Oggi invece cos’è l’istituzione che presiede?
«È molte cose. Poniamo al centro la formazione dei giovani e dei bambini e sempre più vogliamo mettere al centro la formazione lungo tutto l’arco della vita come le dirò. Con “Laboratorio duemilaventisei” riflettiamo su quel che potremo divenire in futuro integrando formazione universitaria, il collegio, la biblioteca, la sinergia con tanti enti culturali in città, in Italia e all’estero. Con le novità che proponiamo non cediamo allo spirito dei tempi, ma ci interroghiamo su temi di interesse a favore della intera comunità modenese».
Il San Carlo è uno dei principali collegi italiani?
«Siamo tra i 15 collegi universitari definiti “di merito” in Italia, riconosciuti dal Miur che esprime un membro del Cda e ci assegna un contributo economico».
Il vostro bilancio da quali voci è composto?
«Tra poche settimane il Cda approverà un bilancio in pareggio e le principali entrate ci derivano dall’affitto dei negozi del Portico del Collegio e dalle rette del nostro centinaio di collegiali. Abbiamo razionalizzato molte spese».
Forse la gente non sa che il Collegio è anche un luogo di ospitalità, vuole fare un cenno?
«Attualmente hanno vitto e alloggio presso il nostro palazzo 104 studenti, 90 universitari e 15 frequentanti la Scuola di alti studi, tutti ospitati in camere moderne doppie e singole con il loro servizio igienico. La nostra mensa interna produce circa 150 pasti al giorno e abbiamo l’unica biblioteca del centro storico aperta di sera, chiude alle 23 ed è ormai un punto di riferimento».
Veniamo al futuro del San Carlo.
«Sviluppiamo attività anche già intraprese, come spiegheremo nella mostra e come si vedrà nel nuovo sito. Il punto numero uno del programma è rafforzare la parte formativa visto che per questo nacque il Collegio: la nostra idea è di fare formazione per tutte le età, già la facciamo con successo attraverso la filosofia per i bambini».
Cos’altro?
«Vogliamo sviluppare forme di collaborazione e sinergie perché è fondamentale, anche se potremmo evitare essendo un soggetto autonomo che si mantiene. Invece svilupperemo sempre più le nostre attività legandole alle politiche culturali della città andando oltre le collaborazioni che abbiamo con il Festival Filosofia, con Ert».
Infine?
«Nei prossimi anni gestiremo anche strutture universitarie come l’ex caserma di Sant’Eufemia e il palazzo di via Bonacorsa. Inoltre abbiamo una certa attenzione per i nostri 18 dipendenti: di recente abbiamo vinto un premio per il welfare aziendale». —
S.L.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
