Una collezione racconta gli Yanomami il popolo antico della foresta amazzonica
Esposta per la prima volta la donazione della studiosa Loretta Emiri, domani ospite di un incontro alla sala Crespellani
. «Ho avuto fin da bambina l’idea di lavorare nel terzo mondo - spiega Loretta Emiri, esperta delle civiltà indios e scrittrice - e negli anni Settanta riuscii finalmente ad entrare in Brasile dove vigeva la dittatura militare. Sono rimasto in quella nazione per 18 anni, i primi quattro a contatto con la popolazione degli Yanomami: i militari avevano appena spazzato via interi villaggi per costruire una strada e lì c’era morte e tanta sofferenza. Solo più tardi ho iniziato a studiarli».
La signora Emiri è protagonista di una bellissima storia di lavoro e di vita (è stata in Brasile anche nello scorso inverno, riallacciando i rapporti con gli amici indios) che è finita in alcuni libri e che verrà spiegata domani nel corso di una conversazione con lo scrittore brasiliano Crispino Wapichana (appuntamento alle 17 presso la sala Crespellani di Palazzo dei Musei). L’occasione è data dal fatto che la studiosa ha donato a Modena una importante collezione di oggetti indios che, dopo anni, sono stati ora allestiti in modo permanente.
Nell’incontro si parlerà ovviamente degli Yanomami, oggi circa 35mila persone, che abitano perlopiù la zona di foresta Amazzonica compresa tra i bacini dei fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni, nell’area di confine tra Venezuela e Brasile. «L'invasione delle loro terre, purtroppo su larga scala - spiega la scrittrice - ebbe inizio intorno al 1970 con la costruzione di alcune strade e proseguì poi con l’arrivo in zona di numerosi cercatori d’oro. Finite queste emergenze mi dedicai a studiare la loro lingua e le loro usanze e tradizione, oltre appunto ad analizzare altre popolazioni, visto che mi definisco una scrittrice indigenista, non una antropologa non avendo i titoli accademici per esserlo. Ancora oggi, ogni giorno, mi informo sulla vita di quei popoli indigeni».
E poi si parlerà della collezione che viene ad arricchire i Musei Civici: una cessione importante, avvenuta nel 2001, della sua raccolta di materiali degli Yanomami. La vendita a un prezzo altamente simbolico è avvenuta molti anni fa, ma solo ora l’ente di Palazzo dei Musei rende noti questi bellissimi e colorati materiali. Oggetti come una rarissima pentola di terracotta, piume, gioielli, copricapi preziosi che l’ente diretto da Francesca Piccinini con la collaborazione di Cristiana Zanasi posizionerà in una vetrina.
«L’accordo con i musei civici modenesi - continua Loretta Emiri - l’ho raggiunto diciotto anni fa, ma ora parte dei materiali vengono esposti. Sono importanti e li ho ceduti a cifre altamente simboliche perché il loro valore storico e antropologico è fondamentale, ma quello materiale non è granché».
Che il valore sia altissimo lo testimoniano bene gli oggetti - a partire dalla pentola in terracotta che era già rara negli anni Settanta - e il pubblico resterà stupito nel prendere visione della qualità. Gli Yanomami sono infatti un popolo affascinante che, ad esempio, facevano danze degli spiriti con cui entravano in contatto attraverso sciamani: e in mostra si vedranno i piumaggi che questi sacerdoti interpreti dei sogni esibivano.
Da questa sera alle 18 sarà dunque possibile vedere questa raccolta, ma attenzione: nella sala “immersiva” creata per l’occasione potranno entrare solo 15 persone per volta (fino al 2 giugno). Associata alla iniziativa, resa possibile da una collaborazione tra i Civici, Latifoglia Group e il polo museale di Unimore, c’è anche una ricca proposta didattica adatta soprattutto ai bambini dai 6 agli 11 anni. Oggi dalle 18 alle 22 è infatti possibile recarci allo spazio “Dida” a piano terra di Palazzo dei Musei dove ogni partecipante potrà realizzare insieme alle operatrici il proprio braccialetto Yanomami di foglie e piume (per info chiamare lo 059.2033125). —
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