Torna in mostra all’Estense di Modena lo specchio osé degli etruschi
A Palazzo dei Musei da oggi a ottobre esposti oggetti di uso comune ritrovati a metà 800 a Galassina (Castelvetro)
MODENA. Il parroco e studioso Celestino Cavedoni, eminente figura della cultura modenese a metà Ottocento, preso da un certo innato pudore religioso, aveva definito come “vestizione di un cadavere” quella che è una delle prime raffigurazioni di una copula tra uomo e donna.
Risalente all’epoca etrusca. Si tratta di una figura incisa su uno dei tesori artistici di Modena, misconosciuto o quasi, come lo specchio proveniente dalla tomba I di Galassina, vicino a Castelvetro. Oggi questo oggetto, scoperto e acquistato poco prima di metà del XIX secolo dal duca Francesco IV d’Este per il suo Museo Estense, è “tornato” a casa, alla Galleria Estense dopo essere stato per anni in deposito ai vicini Musei civici. La direttrice della Galleria Estense, Martina Bagnoli, nel prossimo autunno posizionerà questo oggetto, e altri provenienti da Galassina, nell’atrio di ingresso del museo di origine ducale, a pochi metri dal Bernini. Ma prima, da oggi al primi ottobre, tutta questa vicenda, con molti particolari, è raccontata in una esposizione curiosa fin dal titolo. Dici, infatti, “Lo specchio di Celestino” e a tutto pensi tranne che a una mostra di archeologia etrusca.
È invece questo il titolo della rassegna, curata al museo statale modenese da Chiara Marastoni, dove si espongono i reperti delle quattro tombe databili tra la fine del VI secolo e il V secolo a.C. I restauri e gli studi preparatori sono durati un anno intero: lo specchio, ad esempio, è stato restaurato da Nicola Salvioli che spiega come “si siano scoperti anche particolari, come ad esempio il fatto che uno degli occhio del cavallo lì raffigurato sia posteriore all’epoca dell’oggetto”.
“Lo specchio - spiega la direttrice Bagnoli - è importante perché con tutte le figure incise che presenta permette di studiare l’epoca etrusca. C’è ancora tanto da sapere su un oggetto che per certi versi appare misterioso nella sua funzione, forse religiosa o forse relativa a un matrimonio. La nostra è una mostra dossier, certo, ma presenta pezzi importanti”.
Oltre all’aggetto citato sono svariati quelli inediti presentati al pubblico per la prima volta. Se si conoscevano già la cista cordonata e il bacile ad ansa mobile, sono “nuovi” altri reperti di Galassina come lo strigile per detergere il sudore, alcune fibule e varie fusaiole.
“Alcuni di questi oggetti - spiega Marastoni - vennero forse brevemente esposti a fine ‘800, quando nacque l’Estense, ma è stato lungo il lavoro di studio avvenuto nei depositi del museo che ci ha permesso di assegnarne la provenienza allo stesso scavo. Lungo il percorso abbiamo collocato anche un’area dedicata a Cavedoni, erudito per quanto riguarda l’archeologica, l’epigrafia, l'antiquaria e la filologia applicata alla storia, alla religione e alla letteratura. La collega Nadia de Lutio ha portato qui alcuni volumi di Cavedoni e sei foglie delle migliaia di foglietti ancora inediti che conserviamo di suo pugno”. A completare l’esposizione sono un fac-simile dello specchio, tutti i rilievi delle incisioni con scritte in braille per i non vedenti e due video illustrativi. La mostra costa 10 euro e il museo è aperto ogni giorno tranne il lunedì (catalogo Sagep). —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
